Pubblicata in una prima redazione di quattro libri (Vico Equense, G. Cacchio, 1586; riprodotta a Napoli, Istituto Suor Orsola Benincasa, 1986), fu tradotta in volgare dallo stesso Della Porta, con lo pseudonimo di Giovanni De Rosa: Della fisionomia dello uomo, Napoli, T. Longo, 1598. L'anno seguente uscì presso il medesimo tipografo l'edizione definitiva in sei libri e nel 1610 (Napoli, G. G. Carlino e C. Vitale) ne apparve una traduzione italiana, non per cura dell'autore, alquanto scorretta e lacunosa. Su di essa, ricontrollata sul testo latino, si basa l'edizione Guanda, Parma, 1988, con introduzione di Mario Cicognani. Il primo libro pone le premesse del trattato, esponendo i principi secondo i quali dall'aspetto e dal temperamento dell'uomo si possono trarre conclusioni sulle sue qualità mentali e sul carattere. Della Porta teorizza la corrispondenza perfetta tra carattere e forma esterna del corpo e su questa fonda la possibilità di riconoscere in tutti gli esseri animati le inclinazioni dell'animo dai tratti somatici. Dopo avere esaminato le opinioni degli Antichi intorno alla fisiognomica, illustra la teoria degli umori e passa in rassegna le parti di vari animali, dalle quali si ricavano informazioni sulla natura degli uomini. Il secondo libro esamina nel dettaglio i segni che si ricavano dalle varie parti del corpo e confronta immagini umane e animali. Il corpo è sottoposto a una minuziosa disamina che va, ogni volta con numerose specifiche, dal capo alla fronte, sino alle sopracciglia, tempie, orecchie, naso, e così via sino alle estremità. Il terzo libro è interamente dedicato agli occhi, dei quali si esaminano la forma, i colori, le palpebre e i loro movimenti. Il quarto tratta di altri particolari come capelli, peli, qualità della carne, magrezza, pinguedine, modi di camminare, bellezza o bruttezza di viso, abbigliamento e acconciatura dei capelli. Il quinto libro è dedicato a delineare i vari caratteri sulla base dei "segni" indicati nei libri precedenti. Della Porta dà così una sequela di ritratti morali ricavati dall'aspetto fisico: il giusto e l'ingiusto, l'uomo dabbene, l'uomo cattivo, il fedele e l'infedele, il prudente e imprudente, l'ingegnoso fino agli esempi massimi di vizio e di virtù rappresentati nell'ordine dal "ferino o bestiale" (sentina di ogni vizio che rende l'uomo simile alla bestia) e dall'eroe (cioè chi per la virtù eroica della carità sopravanza la natura umana e si avvicina a Dio), che concludono la rassegna. Il sesto libro elenca una serie di rimedi per riparare ai vizi descritti nel libro precedente, ma non mediante il ricorso ai mezzi della filosofia morale, cioè esortazioni, persuasioni, discorsi ed esempi, bensì alla terapeutica medica, vale a dire con esercizi, diete, purghe, salassi vari. Della Porta fornisce così una serie di prescrizioni affinché ad esempio l'uomo ignorante possa diventare savio e prudente, o i mesti diventino allegri, gli innamorati smettano di amare, i ghiottoni e ubriachi divengano morigerati, i pavidi audaci, gli avari e i ladri generosi e onesti. È questa la parte più curiosa del trattato, dato che l'autore prende le distanze dalla farmacopea tradizionale, indicando rimedi spesso inediti o fantasiosi, e d'altro canto rispetto alla medicina rivendica alla fisiognomica un più diretto intervento nella sfera morale come metodo scientifico per emendare i vizi e riportare l'uomo sulla via della virtù. Con questi caratteri di conciliazione tra scienze naturali e scienze umane, la fisiognomica di Della Porta rappresenta una espressione tarda e già rivolta alla cultura barocca di quelle corrispondenze tra le diverse sfere del cosmo che era stato uno dei capisaldi della cultura umanistica e rinascimentale, e che ora, spogliata delle coloriture neoplatoniche ed ermetiche, trovava nell'opera dello scienziato napoletano una definizione chiara e didascalica in una dottrina dai limiti e dalle metodologie precise, destinate ad essere riprese a partire da altre premesse filosofiche e con più doviziosi mezzi tecnologici dai cultori sette e ottocenteschi della materia.
Franco Pignatti

