Dei Marmi, che è considerata l'opera più riuscita di Anton Francesco Doni, non sono apparse che tre edizioni, a differenza dei contemporanei Mondi, i quali conobbero una cospicua fortuna sia in Italia che in Francia. La prima edizione, direttamente seguita dall'autore, reca il seguente titolo I marmi del Doni academico Peregrino, al magnifico ed eccellente signor Antonio da Feltro dedicati: pubblicata a Venezia, presso Marcolini, nel 1552, l'opera è divisa in quattro parti. Risale al 1609 la successiva stampa, mutilata dalla censura: I marmi del Doni academico Peregrino, cioè Ragionamenti introdotti a farsi da varie condizioni d'uomini e luoghi di onesto piacere in Firenze, in Venezia, presso Giovan Battista Bertoni. I Marmi furono poi ripubblicati nel 1863 a cura di Pietro Fanfani (Firenze, Barbèra), con l'aggiunta della Vita di A. F. Doni fiorentino redatta da Salvatore Bongi. L'edizione di riferimento moderna è, ancora oggi, quella a cura di Ezio Chiorboli, pubblicata in due volumi a Bari, da Laterza, nel 1928. Frutto di un ingegno bizzarro ed estroso, I marmi si compongono di quattro differenti sezioni, nelle quali sono via via esposti i ragionamenti relativi alle più disparate argomentazioni: si tratta di conversazioni tenute dai fiorentini convenuti presso le gradinate marmoreee del Duomo di Firenze, durante afose serate estive. La finzione impone che il Doni ascolti non visto le opinioni là scambiate: accanto a lui, troviamo gli Accademici Pellegrini, che spesso introducono i singoli ragionamenti e vi partecipano. Nella presentazione dello Svegliato academico Peregrino ai lettori, l'autore finge di sorvolare le città di Roma, Napoli, Venezia per giungere poi a Firenze, dove può assistere indisturbato alla vita quotidiana che si svolge nelle case dei suoi concittadini: "Eccomi a casa: io vado in aria, sopra una città, e mi credo esser diventato un uccellaccio grande grande che veggia con una sottil vista ogni cosa che vi si fa dentro, e scuopro in un batter d'occhio tutta la coperta di sopra; anche a un medesimo tempo io veggio ciascun uomo e donna far diversi effetti". I dialoghi sono improntati a quella vena satirica e paradossale caratteristica della scrittura di Doni, tutta pervasa da sotterranee tensioni che talvolta divengono gusto divertito per il gioco di parole, per il calembour linguistico. Le materie affrontate, spesso esposte sotto forma di favole o di novelle, sono di natura varia e possono andare dall'astronomia alle questioni letterarie, dall'ironia verso le donne alla critica della pedanteria dei letterati. La soluzione strutturale che prevede l'intervento degli Accademici Pellegrini all'interno delle discussioni diviene il modo per collegare fra loro i diversi ragionamenti: "e io per primo - conclude Doni nella premessa rivolta ai lettori - darò principio a raccontare le istorie udite e, dopo me, seguiteranno tutti gli academici che vi si son trovati. Così verremo a muovere i pensieri di quegli altri nobilissimi spiriti fiorentini di quella illustrissima academia a dare al mondo gli infiniti bei concetti da poi in qua ragionati, per utile de' begli ingegni a piacere di tutti gli uomini che si dilettano di legger cose rare e mirabili".
Paola Cosentino

