I trenta discorsi di Ortensio Lando furono pubblicati a Lione nel 1543, per i tipi di Giovanni Pullon da Trino, con il titolo Paradossi, cioè sentenzie fuori del comun parere novellamente venute in luce; fece seguito a questa edizione una Confutazione del libro de' Paradossi, s. e., [Lione1543 o Venezia 1545], nella quale l'autore inveisce contro se stesso, "pestilenzioso autore [...] privo di giudicio e di discorso". In Italia la prima edizione è del 1544, Venezia, Al segno del Pozzo (Andrea Arrivabene). Sulle prime stampe italiane dell'opera si rinvia a C. Fahy, Le edizioni veneziane dei "Paradossi" di Ortensio Lando, in "Studi di filologia italiana", XL (1982), I, pp.155'191]. Non esiste un'edizione moderna dei Paradossi. Gli studiosi fanno ancora riferimento al testo lionese del 1543. Partecipe della cultura paradossale dell'Umanesimo europeo, che ha in Erasmo il suo punto di riferimento, nei suoi discorsi Lando intende sostenere scherzosamente alcune tesi assurde e bizzarre, ovvero "qualche sentenzia fuori del comun parere", come annuncia nel titolo (che è definizione tecnica del paradosso). Lo scrittore dimostra così, tra l'altro, che è meglio essere povero che ricco, brutto che bello, ignorante che dotto, pazzo che savio; sostiene inoltre che è migliore la carestia dell'abbondanza, la guerra della pace, che è preferibile nascere da una famiglia umile che illustre. Vi sono poi quattro paradossi di tipo specificatamente letterario contro Boccaccio, Aristotele e Cicerone considerati bersagli polemici della cultura letteraria contemporanea. Tra i paradossi più bizzarri ricordiamo quello per cui "è meglio d'esser pazzo che savio": il pazzo infatti "vive più di ogni altro libero e franco, può dir ciò che vuole sì de' principi come delle private persone, senza ricevere pugnalate o minacce udire". Secondo Marziano Guglielminetti (Storia della civiltà letteraria italiana, III, p.112) il paradosso landiano della pazzia è un "autentico manifesto scherzoso della propensione del Lando verso un recupero dei valori di innocenza e di fiducia in Dio contenuti negli " evangelici precetti", sino al punto di negar valore alla convivenza civile ed alla politica stessa ". La ricerca del paradosso in Lando non approda a una satira coerente, portatrice di valori alternativi omogenei. Il suo gusto per la contrapposizione è sempre frutto di posizioni non costruttive, demistificanti, erosive. All'interno dello stesso gioco ironico e bizzarro si colloca la singolare Confutazione del libro de' Paradossinella quale l'autore svolge una palinodia delle proposizioni dibattute nel libro precedente. La palinodia non mira a un superamento delle opposte affermazioni verso una sintesi nuova, quanto piuttosto a costituire un polo dialettico logicamente necessario per consentire la scintilla del paradosso e della contraddizione.
Alessandro Capata

