Rinascimento
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Cento opere - Angelo Poliziano, Stanze per la giostra di Giuliano de' Medici
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Il poema, iniziato da Poliziano nel gennaio 1475 per celebrare la vittoria appena conseguita da Giuliano de' Medici in una giostra cavalleresca, fu interrotto nell'aprile 1478 alla stanza 26 del secondo libro, a seguito della morte di Giuliano, caduto nella congiura dei Pazzi. La prima edizione è nel volume di Cose vulgare di Poliziano (Bologna, P. de Benedetti, 1494); l'edizione critica di Vincenzo Pernicone (Torino, Loescher'Chiantore, 1954) è superata, oltre che dai miglioramenti suggeriti dai vari recensori e dall'edizione di Mario Martelli (Alpignano, Tallone, 1979), dallo studio di Guglielmo Gorni (Novità su testo e tradizione delle "Stanze" di Poliziano, in "Studi di Filologia Italiana", XXXIII, 1975, pp. 241'264). L'edizione curata da Davide Puccini (Stanze. Orfeo. Rime, Milano, Garzanti, 1992) accoglie le tesi di Gorni, in attesa di una nuova edizione critica Le Stanze si inscrivono nella tradizione cavalleresca al cui centro è il binomio tra armi e amore e al quale rimanda esplicitamente l'adozione dell'ottava, tipica della tradizione canterina, incentrata su storie di cortesia e cavalleria. Poliziano lascia però cadere gli aspetti bellicosi e marziali del tema della giostra e del torneo, per spostarsi sul valore simbolico della prova e sui significati filosofici che le si possono sovrapporre. Ne consegue l'abbandono del tenore narrativo e degli stereotipi descrittivi tipici di quella produzione; la trama del poema è esile e risolta piuttosto in una serie di quadri legati tra loro da un filo simbolico, secondo uno schema che mette in gioco, attraverso il corredo mitologico, un sistema complesso di allegorie e ha il suo ascendente più illustre nei Trionfi di Petrarca. La trama è quella di una favola mitologica, ispirata dall'amore di Giuliano per Simonetta Cattaneo , moglie di Marco Vespucci, cantata da Lorenzo de' Medici nelle sue rime, in onore della quale Giuliano aveva corso la giostra. Il giovane Iulo, che adombra Giuliano, dedito agli esercizi virili e alla caccia, trascura amore, finché Cupido, sdegnato dall'atteggiamento sprezzante del giovane, un giorno gli fa apparire l'immagine di una candida cerva, che Iulo insegue per la selva fino a un prato fiorito. Qui la cerva si trasforma in una splendida ninfa (Simonetta) alla cui vista Iulo rimane estatico, ciò dà modo a Cupido di colpirlo con uno strale e il giovane si innamora della fanciulla, che scompare ai suoi occhi. Mentre Iulo torna turbato tra gli amici, Cupido vola a Cipro per narrare il suo trionfo alla madre Venere, sorpresa in un voluttuoso amplesso con Marte che simboleggia il dominio della voluptas ("piacere sensuale") sull'orrore militare e guerriero. Il primo libro si conclude con un'ampia descrizione della reggia e del giardino della dea collocati su un monte. Il regno di Venere è diviso in tre zone che simboleggiano il mondo vegetale (situato a valle), mondo animale (ai piedi del monte) e mondo degli dei e degli uomini sul dorso del monte, rappresentato nei miti che adornano le porte della reggia. In ogni regno la descrizione segue un ordine classificatorio: si passa dai fiori agli alberi, dagli animali terrestri a quelli acquatici ed aerei. Il mondo celeste e umano è consiste in quadri che illustrano amori mitologici. Gli amorini fratelli di Cupido, simbolo di un amore passionale e sensuale, dominano gli stadi inferiori del monte, Venere e Cupido signoreggiano la zona più elevata, sede dell'amore spirituale. Venere si compiace del suo nuovo fedele e, desiderosa che dia prova del suo amore compiendo imprese ardite per la sua donna, invia Pasitea, la più bella delle sue Grazie, affinché lo persuada in sogno a giostrare per Simonetta. Iulo, destatosi, invoca con una preghiera la protezione di Minerva, della Gloria e dell'Amore e si accinge alla tenzone. A questo punto il poema si interrompe. Il tema ispiratore dell'opera è la tesi dell'amore come furor ("furore") che Poliziano assimilava dalla filosofia ficiniana, pur senza condividerne i contenuti mistici e ascetici. Amore è nelle Stanze innalzamento spirituale verso la bellezza universale attraverso una vita indirizzata all'esercizio della virtù e al dominio sulla parte concupiscibile dell'uomo. In questa concezione antitetica alla visione elegiaca di Amore come passione e sconvolgimento dei sensi, la morte e la liberazione dal corpo sono condizioni necessarie per il raggiungimento della completa felicità. La morte di Simonetta Cattaneo (II, 33) e il compianto della Fortuna padrona dei destini umani pongono le premesse per la vittoria finale di Amore congiunto a Minerva, custode della sapienza e della virtù incorruttibile. Sul piano dello stile e delle memorie letterarie le Stanze rappresentano il vertice della poesia volgare di Poliziano, che in omaggio al criterio della docta varietas ("varietà dotta") e di un gusto alessandrino, propenso alla valorizzazione del particolare e al lavoro di cesello piuttosto che alla narrazione di largo respiro, contamina con ampia libertà fonti e ispirazioni disparate, dagli autori latini classici e dell'età argentea, a Dante, Petrarca, Boccaccio, ai cantari cavallereschi. L'ottava così confezionata è parsa tradizionalmente, un omaggio alla forma indifferente al contenuto, opposto all'ottava più robusta ma disadorna del Boiardo, in vista della sintesi "aurea" ariostesca che realizzerà il perfetto equilibrio tra le due componenti, innestando sulla metro narrativo del poema cavalleresco la lezione estetica di Poliziano.

Franco Pignatti

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