Rinascimento
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Cento opere - Saba da Castiglione, Ricordi
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Iniziati intorno al 1505, i Ricordi di Saba da Castiglione ammontavano a 72 quando furono pubblicati per la prima volta (Bologna, B. Bonardo, 1546), con in appendice una Epistola della lingua d'Italia a un destinatario anonimo, in cui è da riconoscere il domenicano bolognese Leandro Alberti. In una seconda edizione tre anni dopo per lo stesso tipografo aumentarono a 124 e nella terza, uscita poco dopo la morte dell'autore (Venezia, P. Gherardo, 1554), a 133. La ristampa Milano, G. A. degli Antoni, 1559 divenne la vulgata seguita dalle numerose stampe cinque-seicentesche. Il ricordo 109 è edito in Scritti d'arte del Cinquecento, a cura di P. Barocchi, III, Milano-Napoli, Ricciardi, 1977, pp. 2919-2937. L'opera nasce come raccolta di consigli ("ricordi", appunto: come già in Guicciardini), slegati l'uno dall'altro, che l'autore rivolge al pronipote Bartolomeo Righi per diventare perfetto cavaliere gerosolimitano, ma dalla seconda edizione il disegno pedagogico, sulla scia della tradizione dei discorsi di institutio, viene abbandonato e l'opera prende maggior respiro, come indica lo stesso sottotitolo: "ne' quali con prudenti e cristiani discorsi si ragiona di tutte le materie onorate, che si ricercano a un vero gentiluomo". La diversità d'impostazione si riflette nell'assetto dei ricordi, che si distinguono tra quelli legati al progetto originario, più brevi e in forma di esortazione morale, da quelli composti in seguito che hanno la forma di veri e propri trattatelli su argomenti di interesse contemporaneo: il principe (73), il cortigiano (82), la bellezza delle donne (106), il tiranno (110), gli uomini grandi nel mondo (118), l'uomo d'armi (120), il matrimonio (121), il governo della città (123), l'educazione dei figli (126), eccetera. Al pronipote Saba da Castiglione rivolge una serie di consigli conformi alla morale cristiana e alle regole del suo ordine, che ispirano una vita lontana dalle passioni del mondo e indirizzata al bene, ma anche prescrizioni pratiche e comportamentali. Il perfetto cavaliere dovrà essere buon soldato, buon amministratore, osservare le regole del vivere civile, fuggire l'ozio, vincere l'ira, perdonare le offese, ma anche levarsi presto la mattina, vestire decorosamente, essere morigerato nel mangiare e nel bere e così via. Tuttavia la visione dell'autore è improntata a un cupo pessimismo: il mondo appare come un panorama desolato di vizi e corruzione, di immoralità e di malizia; e la decadenza dilaga in ogni campo e in ogni ordine: nobiltà, lettere, magistrature, la Chiesa stessa sono bisognose di un rinnovamento morale che Saba da Castiglione intravede per la Chiesa nell'opera del Concilio (124). L'ideologia conservatrice emerge anche in campo politico, dove l'autore esprime la sua ammirazione per Carlo V e per Cosimo I, e polemizza con la dottrina dello stato di Machiavelli e di Guicciardini, dei quali rigetta il realismo e la negazione dell'esistenza di un principe etico. Il ricordo 120, sul capitano d'armi, rilancia il modello del vecchio capitano saggio e prudente di tipo quattrocentesco e dà un'ampia descrizione delle fanterie e delle cavallerie dei suoi tempi. Il ricordo 109 contiene la descrizione delle opere d'arte che ornavano la casa dell'autore e, insieme con i ricordi 111 e 118, è l'occasione per una enumerazione di artisti e di opere e per una equilibrata esibizione di gusto. L'ideologia dei Ricordi si inquadra nel clima culturale conciliare, di cui l'opera è riflesso a un livello medio, espresso nella forma dello zibaldone morale immune dalle complicazioni del genere dialogico e della trattatistica illustre. Essa incarna l'esigenza controriformistica di una letteratura di edificazione rivolta ai laici, espressa in forma agile e fruibile da un pubblico in possesso di una certa cultura ma senza ambizioni artistiche. A questo sobria indifferenza alle convenzioni letterarie correnti - mentre le frequenti citazioni testimoniano la buona conoscenza degli autori volgari accanto ai testi sacri ' si aggiunge l'opzione linguistica a favore del lombardo che Saba da Castiglione argomenta con la natura composita e in continua evoluzione del volgare (constata lo sviluppo della prosa, rispetto alla lirica dominante nel passato) e con la possibilità di selezionare i vocaboli buoni da quelli plebei, anche se la superiorità del toscano non viene messa in discussione. Il giudizio sulla scrittura dei Ricordi non è stato di solito generoso e sono state loro addebitate ineleganza e pesantezza, tuttavia nel generale registro moraleggiante, che non conferisce certo agilità al discorso, non manca una spontaneità e personalità di dettato che configurano i Ricordi come esempio convincente di prosa non bembiana.

Franco Pignatti

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