La raccolta di rime volgari di Sannazaro costituisce un modello di riferimento per tutto il primo Cinquecento lirico: la pubblicazione postuma del 1530 dei Sonetti e canzoni (che si richiamava significativamente alla silloge di Sonetti e canzoni pubblicata dai Giunti a Firenze nel 1527) occupa un posto di rilievo nella storia della poesia italiana esemplata su moduli e stilemi tipici del Canzoniere di Petrarca. Il titolo Sonetti e canzoni fu mantenuto fino all'edizione giolitina del 1552, che fu intitolata più genericamente Rime. L'opera lirica di Sannazaro è stata pubblicata a cura di A. Mauro in Opere volgari, Bari, Laterza, 1961. Una scelta di rime è contenuta nelle Opere annotate da E. Carrara, Torino UTET, 1967. L'edizione del 1530 è divisa in due parti e comprende 101 componimenti di diverso genere: sonetti, canzoni, madrigali, capitoli in terzine vanno a formare un ricco campionario di forme eterogenee che l'autore sottopose ad un lungo lavoro di revisione secondo una norma linguistica derivata dalla tradizione petrarchesca. Le rime testimoniano un'attività poetica posteriore alla composizione dell'Arcadia, sebbene conservino una componente elegiaca che è la cifra specifica dell'universo poetico del Sannazaro. I Sonetti e canzoni rappresentano uno dei massimi vertici del petrarchismo napoletano: la presenza di meridionalismi, attestabile nella fase che precede la pubblicazione, viene cancellata a vantaggio di una patina toscaneggiante che anticipa le teorie linguistiche di Bembo. La raccolta è dedicata a Cassandra Marchese, gentildonna napoletana a lungo amata dal poeta, che è l'ispiratrice della maggior parte delle rime di Sannazaro. Le "vane e giovenili fatiche" cui l'autore fa allusione nella lettera dedicatoria si misurano con una serie di differenti temi che danno luogo a lamenti d'amore, rime d'encomio, liriche d'ispirazione politica e religiosa: una varietà tematica che ricalca quella dei Rerum vulgarium fragmenta, ma che recupera altresì una serie di luoghi comuni (topoi) propri della poesia quattrocentesca. All'affrancamento dal plurilinguismo bucolico corrispondono, inoltre, precise scelte formali, in cui si evidenzia un gusto selettivo e puntuale per la costruzione di un lessico lirico (e di forme metriche) derivato da Petrarca. Le rime volgari comprendono altresì un gliommero, unico esempio giunto fino a noi di un genere popolaresco in cui la lingua oscilla fra elementi dialettali e stilemi latineggianti, e le farse, testi in endecasillabi con rima al mezzo utilizzati in occasione di festeggiamenti cortigiani.
Paola Cosentino

