Rinascimento
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Cento opere - Torquato Tasso, La Gerusalemme conquistata
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La Gerusalemme conquistata è frutto del dichiarato proposito di Tasso di riscrivere radicalmente la Gerusalemme liberata: non solo sulla base dell'esperienza maturata con i Discorsi del poema eroico, ma anche a seguito dell'intenso e conflittuale lavoro di correzione compiuto tra il 1575 e il 1576 dal gruppo dei "revisori romani", tra i quali Sperone Speroni e Silvio Antoniano. L'opera, che sembrava quasi ultimata, bisognosa al massimo di qualche ritocco, doveva essere ripensata a fondo, nella sua stessa struttura narrativa, secondo una più rigorosa aderenza ai dettami aristotelici. Esemplata sull'omerica Iliade, archetipo del poema eroico cinquecentesco, la Conquistata è composta di ventiquattro libri (di venti canti consta invece la Liberata) ed è dedicata al cardinale Cinzio Aldobrandini, nipote del pontefice Clemente VIII. Un codice conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli contiene l'unico manoscritto autografo del poema, mutilo, probabilmente risalente al 1592: la prima edizione del 1593 data alle stampe a Roma, presso Gugliemo Facciotti, si rifà ad una copia perduta approntata da Angelo Ingegneri sotto la guida di Tasso e destinata alla tipografia. L'edizione moderna della Gerusalemme conquistata risale al 1934: in due volumi, l'opera, curata da L. Bonfigli, è pubblicata a Bari, per i tipi della Laterza, nella collana "Scrittori d'Italia". Tasso lavora al nuovo poema fra il 1582 e il 1593, espungendo numerose ottave della Liberata e accentuando l'intonazione eroica ritenuta adeguata al racconto della conquista della città sacra. La ricerca di decoro e di una maggiore omogeneità strutturale si traducono nella cancellazione di alcune scene celeberrime del precedente poema - l'episodio di Olindo e Sofronia, la fuga fra i pastori di Erminia, divenuta Nicea nella Conquistata, la riconciliazione finale di Armida e Rinaldo, qui ribattezzato Riccardo - e l'eliminazione degli elementi "romanzeschi" a vantaggio di un'attenzione minuziosa alle imprese belliche. L'ordito degli eventi rimane, di fatto, il medesimo: l'azione si concentra sullo scopo principale della crociata, ovvero la liberazione del santo Sepolcro da parte del pio Buglione alla testa di austeri condottieri. La riscrittura della Liberata impone una revisione ideologica di stampo religioso che conduce l'autore a insistere su di una contrapposizione rigorosa fra "infedeli" e "cristiani": i protagonisti di questa epopea della Controriforma e dell'aristotelismo sono rigidamente modellati sugli eroi omerici e virgiliani - Argante su Ettore, Solimano su Mesenzio '; le battaglie sono descritte con accentuato realismo derivato da una nuova maniera poetica che è tipica della produzione dell'ultimo Tasso. L'aumento dei versi del poema coincide con un'accresciuta volontà celebrativa che si palesa nelle genealogie e nelle digressioni encomiastiche; la tendenza all'amplificazione si coglie soprattutto nell'accumulo di scene, di personaggi, di fatti d'arme. Oggetto di difesa appassionata dell'autore nel Giudizio sopra la Gerusalemme da lui medesimo riformata, la Gerusalemme conquistata ebbe poche ristampe (nel 1594 fu ripubblicata a Pavia) e conobbe una scarsa fortuna: pesa su di essa la magniloquenza ricercata di un verso troppo sonoro e declamato, il gusto esasperato per l'immagine grandiosa che riflette una diversa vena poetica, lontana dagli accenti della Liberata. Il poema riformato assurge a prezioso documento storico, come esempio di una nuova sensibilità che Tasso va elaborando negli anni di una sofferta maturità attraverso opere quali Il re Torrismondo e Le sette giornate del mondo creato. L'esperienza di Tasso resta qualcosa di assolutamente eccezionale: la sola opera autorizzata dall'autore, quella che sola ne esprime l'ultima intenzione, la Conquistata non ha fatto testo, non è mai riuscita a rimpiazzare l'opera incompiuta e rifiutata, la Liberata.

Paola Cosentino

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