Poema epico in 20 canti, in ottave, che organizza e fonde mirabilmente i temi caratterizzanti l'intera produzione tassesca. L'interesse di Torquato Tasso per il genere epico risale alla prima adolescenza ed è stato senza dubbio favorito dall'esempio del padre, all'epoca impegnato nell'elaborazione dell'"Amadigi". Molto presto nacque dunque in lui l'idea di una poema sulla prima Crociata e la liberazione del Santo Sepolcro dal dominio musulmano. Già nel 1559 quindi, a soli quindici anni, iniziò a scrivere il Gierusalemme (primo nucleo di quella che diverrà poi la Gerusalemme liberata), poema dedicato al duca di Urbino Guidubaldo II della Rovere. Esso rimase incompiuto (ne furono composte soltanto 116 stanze) poiché Tasso preferì intraprendere la via del romanzo cavalleresco: a soli diciotto anni pubblicò un poema in dodici canti intitolato Rinaldo, che narra la giovinezza del famoso paladino cugino di Orlando. Ben cosciente che esso non poteva che costituire un primo, limitato esperimento, Tasso tornò ad accarezzare l'idea di un poema sulla Crociata, cui attese concretamente tra il '65 e il '66, subito dopo l'ingresso alla corte di Ferrara, dove peraltro c'era grande interesse per il genere epico'cavalleresco. Parallelamente alla composizione del poema Tasso non perse di vista i dibattiti teorici contemporanei sulla poetica e le forme del genere eroico e fece confluire le sue riflessioni in materia nei "Discorsi dell'arte poetica e in particolare sopra il poema eroico", letti prima del 1570 all'Accademia Ferrarese ma pubblicati solo nel 1587. La redazione del poema, assai travagliata e frammentata da continui rimaneggiamenti, fu conclusa nel 1575, e una prima edizione, incompleta e non voluta dall'autore, venne stampata a Venezia nel 1580. Il copioso carteggio che attesta gli scambi d'opinione con i revisori ufficialmente designati dall'autore e con altri illustri personaggi evidenziano una costante insoddisfazione di Tasso, che non riesce ad esimersi dal sottoporre l'opera a continui interventi 'migliorativi', imprigionato com'è in un groviglio di problemi morali, religiosi, letterari. Durante la segregazione nell'ospedale di Sant'Anna fu senza dubbio meno facile per Tasso controllare la diffusione del testo e nel 1580 uscì, per l'appunto senza la sua autorizzazione, un'edizione intitolata 'Goffredo' e comprendente i primi quattordici canti del poema. Nel 1581 ne apparve una seconda a Padova, stavolta avallata da Tasso, che per cautelarsi contro altri 'incidenti' editoriali, aveva affidato al fedele Febo Bonnà la prima edizione integrale del poema con dedica ad Alfonso II, che fu appunto pubblicata, presso Baldini, nel giugno del 1581. Successivamente apparvero altre due edizioni, una del 1583 e l'altra, con diverse correzioni 'censorie' del revisore Scipione Gonzaga, dell'anno successivo. Argomento centrale della 'Gerusalemme liberata' è la prima crociata ovvero la guerra con cui i cristiani, guidati da Goffredo di Buglione, riescono a liberare il Santo Sepolcro, sconfiggendo i Saraceni guidati da Argante e Solimano. Ma a questa componente di base se ne intrecciano altre, e non meno rilevanti, come l'infelice amore dell'eroe cristiano Tancredi per la guerriera saracena Clorinda; l'amore timido e virginale di Erminia per Tancredi; le seduzioni della maga Armida, che tenta di allontanare dall'esercito crociato i guerrieri più forti ma s'innamora del più prode di loro, Rinaldo; gli interventi soprannaturali delle potenze infernali e di quelle angeliche; l'encomio della famiglia d'Este attraverso la celebrazione del suo presunto capostipite Rinaldo. Dal punto di vista contenutistico e strutturale l'opera rispecchia quanto enunciato da Tasso nei già citati "Discorsi dell'arte poetica e in particolare sopra il poema eroico", nei quali, di fronte alla multiforme varietà della scrittura ariostesca, egli aveva sostenuto la necessità di salvaguardare l'unità d'azione, pur nella molteplicità degli episodi, nonché quella di trarre l'argomento da una storia non troppo antica né troppo recente e di dar spazio al meraviglioso cristiano, escludendo la mitologia pagana. La materia riflette l'interesse dei contemporanei per lo scontro (allora in pieno svolgimento: la battaglia di Lepanto è del 1571) tra cattolicesimo e islam, e utilizza anche il materiale che veniva dalle cronache delle crociate.

