Rinascimento
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Cento opere - Torquato Tasso, Le sette giornate del mondo creato
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Secondo le indicazioni di Giovan Battista Manso, amico di Tasso e suo primo biografo, il Mondo creato fu composto fra il 1592 e il 1594: l'opera fu stampata postuma nel 1607, a Viterbo, dai fratelli Discepolo, e, in seguito, nel 1608, a Venezia, presso Ciotti. Poema esameronico (in sei giornate: quelle della creazione del mondo) in endecasillabi sciolti, si rifà a una tradizione di poesia biblica che in quegli anni di fine Cinquecento aveva prodotto un altro testo illustre, la Sepmaine ou création du monde di Guillaume Du Bartas, edita a Parigi nel 1578. L'edizione critica del poema è stata realizzata da Giorgio Petrocchi, nel 1951 (Le Monnier, Firenze) corredata da un saggio introduttivo (L'ultimo Tasso e il "Mondo Creato") e da ricche note di commento. Stampato diverse volte come poemetto autonomo è l'episodio dedicato alla mitica leggenda della Fenice, contenuto nel quinto giorno ed esemplato sul Carmen de phoenice ("Canto sulla fenice") attribuito a Lattanzio. Il Mondo creato costituisce il frutto maturo, ma non del tutto poeticamente riuscito, dell'ultima stagione di Tasso, che indulge alla riflessione e alla meditazione filosofica: un poema sulla creazione dell'universo, che utilizza il metro tradizionale della poesia didascalica, l'endecasillabo sciolto, in quanto adattamento in lingua volgare dell'esametro latino. La scelta metrica mostra come il poeta abbia voluto privilegiare l'aspetto narrativo e contenutistico, che solo il ritmo dello sciolto poteva porre in primo piano. Molteplici sono le fonti di questo testo che si propose come una sorta di De rerum natura cattolico, esemplato sulla narrazione biblica del Genesi, ma anche sugli esameroni di san Basilio e di sant'Ambrogio, che fornirono ampio materiale alle riscritture cinquecentesche. Alla base del poema di Tasso sono, infatti, numerose letture classico'patristiche, come è ampiamente documentato dai libri che l'autore sottopose in questi anni ad attenta lettura e corredò di diverse postille sui margini bianchi delle pagine (i cosiddetti "postillati barberiniani", perché conservati in una sezione Barberiniana della Biblioteca Vaticana) Il Mondo creato è diviso in sette parti corrispondenti ai sei giorni della creazione e al giorno del riposo di Dio: la narrazione del Tasso è volta alla celebrazione dell'universo, la cui bellezza e perfezione riflettono l'imperscrutabile disegno divino. La sostanza ritmica dei versi è lontana dalla magnificenza pur presente nella coeva Gerusalemme conquistata: il tono degli sciolti tassiani è austero, solenne; la loro forma grave nasce da una sensibilità che accomuna il poema alle liriche degli ultimi anni. La storia umana è rivisitata sotto il segno del dolore e della sofferenza: il canto dedicato all'universo nascente invita, in realtà, alla meditazione e si chiude con una preghiera rivolta a Dio da parte dell'autore che, nelle vesti di un mondo ormai stanco e desideroso di pace, trova accenti di profonda e commossa poesia.

Paola Cosentino

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