Rinascimento
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Gli Antichi e i Moderni secondo Coluccio Salutati
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Il recupero dei testi e della cultura degli autori antichi ruota tuttavia intorno a una visione cristiana, espressa dal termine e dal concetto, del tutto presente agli uomini del Quattrocento, di "rinascita". Il riemergere dell'Antico nel Moderno, dopo l'eclissi e la distorsione dei secoli oscuri, implica infatti una concezione palingenetica, anche se i valori su cui si basa sono completamente diversi dal millenarismo apocalittico presente in tanta parte del pensiero medievale. Il primato delle litterae humanae sulle divinae, cioè della letteratura morale sulla teologia, oltre che il rovesciamento delle gerarchie del sapere, e l'emergere di un nuovo stile argomentativo basato sulla retorica contro la dialettica degli Scolastici (cioè sul sillogismo probabile anziché su quello dimostrativo), comporta l'elaborazione di un complesso di valori, etici ed estetici, che ha al suo centro l'uomo come principio costante della storia. È questo il concetto di humanitas che elaborano Coluccio Salutati e il circolo dei primi umanisti fiorentini che ruota intorno a lui, accentuando nel termine il versante dottrinale di "sapienza" e "scienza morale" su quello comportamentale di "benignità". Nella lettera del 10 settembre 1401 a Carlo Malatesta signore di Rimini, dopo avere elogiato la mansuetudo ("mansuetudine") e la comitas ("affabilità") del destinatario, Coluccio scrive: "virtutem atque doctrinam [...] duo unicum illud humanitatis vocabulum representat. Nam non solum illa virtus, que etiam benignitas dici solet, hoc nomine significatur, sed etiam peritia et doctrina: plus igitur humanitatis importatur verbo quam communiter cogitetur. Optimi quidem auctorum, tam Cicero quam alii plures, hoc vocabulo pro doctrina moralique scientia usi sunt; nec mirum. Preter hominem quidem nullum animal doctrinabile reperitur. Ut, cum homini proprium sit doceri et docti plus hominis habeant quam indocti, convenientissime prisci per humanitatem significaverint et doctrinam" (Epistolae XII, 8 in Salutati 1891'1905, III, p. 536: "bisogna riconoscere che tu non sei più in vista per dignità e condizione di quanto non lo sia per virtù e dottrina. E l'una e l'altra sono indicate contemporaneamente col termine "umanità". Questo vocabolo, infatti, non esprime soltanto quella virtù che si è soliti chiamare anche benignità, ma anche cultura; dunque la parola "umanità" comprende in sé più di quanto comunemente si creda. D'altra parte i migliori autori, come Cicerone e molti altri, usavano questo termine per indicare dottrina e scienza morale. Né è strano, dal momento che non si trova alcun altro essere animato oltre l'uomo che sia suscettibile di formazione culturale. E così, dato che è proprio dell'uomo istruirsi e dato che i colti realizzano l'umanità più degli incolti, giustamente gli Antichi indicarono con umanità anche la cultura").
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