Rinascimento
Ancora Coluccio Salutati sul rapporto dei Moderni con gli Antichi
Contro le tesi radicalmente filoclassicistiche si era mosso risolutamente Salutati, che nella disputa tra Antichi e Moderni prese risolutamente la parte di questi ultimi. Nella lettera a Giovanni Bartolomei del 13 luglio 1379 (IV 20, in Salutati 1891-1905, II, pp. 334-342) rimprovera all'amico il dubbio da lui espresso se si debba anteporre Petrarca ai più illustri scrittori dell'antichità. Prende a esempio, tra i vari autori eccellenti, Virgilio e Cicerone, e dichiara che Petrarca è stato più grande di Virgilio perché non gli è stato inferiore in poesia e lo ha superato nella prosa (dove il poeta, secondo un giudizio che aveva il suo archetipo in Seneca ' Controversiae, III 8 - non brillava), che è composizione più ardua di quella in versi. L'eloquenza poetica è paragonabile a un fiume che scorre entro gli argini ed è allietata dalla limpidezza e dal vigore della corrente, ma l'eloquenza prosastica è come il mare in cui si spazia senza limiti. Perciò Petrarca è maggiore di Virgilio e non inferiore a Cicerone, che è il massimo astro dell'eloquenza, artefice della lingua latina, creatore dell'arte del ben dire ed espositore dei suoi precetti. Pure Petrarca ha discusso in alcune sue lettere di arte del dire e in lui si ritrova lo stesso vigore ed efficacia d'espressione che è in Cicerone; in quanto a moralità (moralitas) la religione cristiana lo rende superiore a Cicerone e all'altro grande filosofo romano Seneca. Da queste posizioni Coluccio stigmatizza il classicismo antiquario che dall'esaltazione della superiorità irripetibile degli Antichi traeva la svalutazione della cultura comunale e l'impossibilità per i Moderni di fare cultura se non nel solco degli Antichi. Il problema affrontato è quello medesimo che sarà al centro dei Dialogi ad Petrum Histrum, però da un'ottica differente: non tanto quella della tradizione culturale che nei continuatori del cenacolo fiorentino di Salutati interessava recuperare in continuità con la tradizione comunale trecentesca, quanto quella dell'evoluzione storica della cultura, e perciò della necessità di un suo costante aggiornamento, che, se non esclude la lezione dei classici, impedisce di farne un baluardo inespugnabile. Per Poggio e Niccoli, integralmente volti all'Antico, fare cultura significa recuperare il patrimonio dell'antichità classica rispetto al quale le età posteriori sono solo degenerazione, o comunque, per Poggio, oggetto di una critica puntigliosa e sarcastica. In Salutati, invece, fermo restando il giudizio negativo sull'età medievale, la superiorità dei Moderni poggia sulla concezione comunque di uno sviluppo progressivo della civiltà e sulla rivelazione cristiana come elemento di superiorità dei Moderni sul paganesimo degli Antichi. Semmai il problema è di risalire all'autenticità della testimonianza cristiana, rimuovendo le deformazioni della Scolastica, che aveva dissipato il patrimonio morale e teologico della Patristica greca e latina. Perciò la posizione di Salutati contempla un compromesso e un'unione tra cultura classica e pensiero cristiano, reso più flessibile e dinamico dall'abbandono dell'ortodossia tomistica e dal recupero degli autori delle origini nella loro testimonianza di una fede vissuta nella sfera dell'interiorità e della coscienza, non della dimostrazione razionale. Un ruolo determinante in questa esperienza svolsero le Confessioni di sant'Agostino, che erano state libro rivoluzionario per Petrarca e continuarono a esercitare la loro influenza attraverso Salutati e l'agostiniano Luigi Marsili, che fu il principale responsabile del trasferimento dell'eredità petrarchesca nell'ambiente fiorentino (a lui il poeta, in un gesto carico di significato, donò il suo esemplare delle Confessioni: cfr. Seniles XV 7). In una lettera a Bracciolini del 15 dicembre 1405 Coluccio replica al dissenso che Poggio e un suo "dotto amico", probabilmente Niccoli, avevano espresso sul contenuto della lettera al Bartolomei. Avevano sostenuto che non è possibile alcun confronto tra Antichi e Moderni. Coluccio risponde che innanzi tutto bisogna distinguere negli Antichi tra cristiani e pagani. Dei primi, Gerolamo, Ambrogio e Gregorio sono certamente superiori a ogni moderno e tutti e tre sono inferiori a sant'Agostino, che fu più grande di tutti i filosofi pagani. Ma al di là delle possibili graduatorie di merito, Coluccio contesta ai destinatari l'apriorismo che l'antichità conferisca comunque grandezza e splendore. Come Cicerone potè contrapporre la dottrina romana alla sapienza dei Greci e superarla, così non ha senso condannare tutti i Moderni al culto del passato. Gli stessi Antichi mostrarono di non idolatrare i loro predecessori: Aristotele, ad esempio, criticò tutti i filosofi precedenti. Per quanto riguarda Petrarca, invece, nei suoi scritti non si è mai contrapposto all'antichità, e laddove se ne è allontanato, le sue idee sono da preferire a quelle dei pagani. Le doti che fanno grande uno scrittore, secondo Salutati, sono due: dottrina ed eloquenza. Rispetto alla prima gli scrittori moderni sono indiscutibilmente superiori, perché posseggono la verità della religione cristiana, che ha svelato la vanità dei culti dei gentili e la debolezza del loro insegnamento morale, incentrato sul piacere, o sulla virtù, o sulla meditazione della morte, e non sulle verità luminose della religione. Se il primato dei Moderni sul piano della dottrina non può essere messo in discussione, quanto all'eloquenza, è innegabile anche per Coluccio che gli scrittori pagani abbiano brillato nell'arte del dire più che gli autori cristiani. Però questa eccellenza è stata impiegata in vani saperi, come l'investigazione della natura, la speculazione filosofia, la metafisica, ignorando soprattutto del vero fine di tutto che è Dio; per questo, gli Antichi non hanno edificato nulla di eterno e imperituro. Petrarca, sempre secondo Salutati, ha invece accoppiato la sapienza alla dottrina, realizzando quella sintesi di vero e di bello che agli Antichi era impossibile: se non ha superato i modelli nei diversi campi in cui eccelsero, ha conseguito comunque la bellezza dello stile in maniera più completa. Il messaggio ultimo che si ricava dal ragionamento di Coluccio è quello di un'evoluzione storica del pensiero e del gusto, per cui non è pensabile declinare pedissequamente il moderno sui valori degli Antichi come dati statici e perenni: anche il linguaggio muta secondo i tempi e le nuove idee.
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