Rinascimento
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L'imitazione umanistica: modelli e lingua
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Cicerone si impone con tempestività tra i prosatori quattrocenteschi come modello di eloquenza, tuttavia anche gli autori che predicano la devozione all'oratore latino sono lontani dal riprodurre con nitidezza il suo stile e restano attestati piuttosto su un'imitazione dei contenuti e delle forme testuali (l'epistola, il dialogo), che di un ripristino organico dei fatti della scrittura. Filippo Villani dà di Coluccio Salutati il seguente giudizio: "Nel testo delle prose ha già acquistato tanta dignità, che meritamente si può nominare scimmia di Cicerone" (Villani 1826, p. 14); ma per il ciceroniano Paolo Cortesi, apostolo di un'imitazione ciceroniana, gli scritti di Coluccio meritano un giudizio solo limitativo: "numquam ab orationis asperitate moestitiaque abesse potuit" (Cortesi 1973, p. 18: "non si poté sottrarre da uno stile oratorio aspro e asciutto"); e ancora: "Coluccii epistolae vix semel leguntur, quae tum in honore erant, non apparent" (Cortesi 1973, p. 24: "le lettere di Coluccio a mala pena si leggono una volta, opere che un tempo erano onorate ora sono ignorate"). Il ruolo di iniziatore dell'imitazione ciceroniana nel Quattrocento è attribuito a Gasparino Barzizza: umanista particolarmente impegnato nell'insegnamento, nutrì interesse per vari autori (Seneca, Plauto, Terenzio, Livio, Claudiano), ma si dedicò in particolare alle opere retoriche di Cicerone, disponibili fino al secondo decennio del Quattrocento in testimoni parziali e incerti. Ne curò un'edizione secondo la tradizione mutila, tentando di integrarla nelle parti lacunose con integrazioni segnate in margine (che si mostrarono a posteriori di scarsa acribia), e nel 1421 poté consultare tra i primi il codice con i testi completi scoperto nella cattedrale di Lodi. Nel De compositione, scritto verso il 1420, raccolse principi di retorica e di stilistica ricavati principalmente da Cicerone e da Quintiliano e diede inizio alla tradizione incentrata sul primato dell'oratore latino. Pur fondando quasi esclusivamente la propria preparazione retorica sui due retori latini, Gasparino Barzizza non praticò tuttavia un'imitazione indistinta e l'aderenza al modello varia a seconda del tenore dei suoi scritti. Nelle Epistolae ad exercitationem accomodatae, raccolta di esempi epistolari destinata all'insegnamento, l'ossequio allo scrittore latino è più stringente; nelle orazioni l'argomento religioso porta con sé l'influsso degli scrittori cristiani; nelle lettere familiari infine la scrittura è meno sorvegliata e accoglie espressioni vicine alla lingua parlata. Barzizza ha lasciato altresì un trattatello De imitatione, datato al 1413'1417 e probabilmente destinato al figlio prediletto Guiniforte, che consiste in una serie di consigli destinati a chi apprende la composizione latina per conseguire uno stile elegante.
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