Rinascimento
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Il confronto tra Giraldi Cinzio e Calcagnini
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Le epistole che si scambiarono sull'imitazione nei primi mesi del 1532 Giovan Battista Giraldi Cinzio e Celio Calcagnini non hanno nulla del tono contraddittorio che caratterizzava i precedenti casi di confronto tra letterati (Poliziano Cortesi e Bembo Pico).

Il ventottenne Giraldi Cinzio, da poco addottoratosi allo Studio di Ferrara, scrive al professore Celio Calcagnini una epistola Super imitatione, costruita retoricamente come richiesta, affinché questi si esprima sul problema; e infatti Calcagnini replica con una succinta, ma succosa, Super imitatione commentatio, in cui dissente dalle idee esposte dall'allievo, ma senza che la diversità di vedute prenda i toni di una contrapposizione netta.

Giraldi Cinzio si attesta su posizioni in sostanza bembiane. Non è possibile che, prelevando le singole parti perfette dai diversi autori tra loro dissimili, si crei uno stile unitario e organico; giacché Cicerone ha mostrato l'ottimo stile oratorio, portando a perfezione la lingua latina, eleggeremo lui nell'imitazione è lo seguiremo, così come è ragionevole in battaglia seguire un generale strenuo ed esperto. Se è giusto imbeversi dello stile e dell'eloquenza ciceroniana, ciò non vieta di frequentare altri autori anteriori e successivi, inferiori per eleganza a Cicerone: da essi si possono pure attingere parole e sentenze utili ad ornare il discorso, purché vengano convertite all'imitazione ciceroniana e in essa si omologhino allo stile armonioso e perfetto dell'oratore latino.

La Commentatio di Calcagnini si apre con una considerazione sulla necessità dell'imitazione che sposta il problema a un livello non convenzionale rispetto a quello su cui si era situato Giraldi Cinzio. Prima di essere un'esigenza estetica, l'imitazione è una necessità storica. Essa è stata in tutte le età necessaria, perché non è pensabile il progresso nelle arti senza che gli uomini si propongano gli esempi dei predecessori, dai quali progredire, ma meno urgente era il bisogno di imitare quando i rudimenti dell'eloquenza erano radicati e stabili. Nell'età moderna, in cui il buon latino è decaduto a causa delle popolazioni barbariche che invasero l'Impero romano e per il diffondersi del volgare, l'imitazione dei monumenti della buona latinità diventa indispensabile.

Ma a Calcagnini, come principale effetto della decadenza della purezza e dell'arte del dire antica, sta a cuore segnalare il divorzio che si è venuto a determinare tra sapienza ed eloquenza. Dopo che si è cessato di imitare i buoni autori, si è verificato il divorzio tra bello stile e pensiero; la filosofia, che è il dono più elevato che gli dei hanno concesso agli uomini, è stata deturpata da un'elocuzione degradata e inelegante e i dotti hanno impiegato tutte le loro energie nella speculazione, separando quello che per natura non si potrebbe scindere è cioè gli "orationis et rationis consortia" ("i connubi di discorso e ragione").

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