Rinascimento
Aspetti e tendenze della ricerca contemporanea
Negli ultimi decenni, dall'incrocio delle esperienze sopra descritte, si è accentuato il rinnovamento degli studi sul Rinascimento, sia in senso storico che culturale. La complessità del quadro si è andata arricchendo di contributi relativi sia alle tradizioni filosofiche magico'occultistiche che alle istituzioni e alle pratiche religiose (con al centro il grande problema della Riforma e della Controrifoma, dell'eresia e della simulazione "nicodemitica"), con una particolare attenzione alle istituzioni della vita culturale (il libro, le accademie), oltre che con rilevanti approfondimenti iconologici. Di particolare rilievo gli studi sulla Riforma protestante e il suo impatto in Italia: precursore in tal senso è stato Cantimori, autore del famoso volume Eretici italiani nel Cinquecento (1939). Obiettivo di queste ricerche è stato quello di descrivere analiticamente la storia del protestantesimo in Italia, ma anche di chiarire le autonome vicende del gruppo degli "spirituali" che fecero capo al cardinale Reginald Pole, impostando in modo radicalmente innovativo il vecchio schema storiografico della Controriforma (o Riforma) cattolica conseguente al Concilio di Trento. L'attenzione alla vita religiosa nel Rinascimento è variamente attestata: infatti accanto ai fondamentali studi di Antonio Rotondò, Carlo Ginzburg, Adriano Prosperi, Massimo Firpo, Gigliola Fragnito, è necessario indicare l'importanza di uno strumento di documentazione quale il Corpus reformatorum italicorum, diretto da Luigi Firpo e Giorgio Spini. La storiografia politica, soprattutto inglese e americana, ha sviluppato insistentemente le indicazioni di Baron, insistendo nella valutazione della centralità di Firenze, e lavorando nella direzione di un approfondimento degli aspetti politici ed istituzionali relativi alla tradizione storica della Repubblica fiorentina: a esempio Felix Gilbert ha descritto i legami che intercorrono fra la trattatistica umanistica e il pensiero machiavelliano. Nel corso degli anni '60, gli studi di storia politica di Gene Bruker e Lauro Martines riaffermano con convinzione l'importanza della civiltà fiorentina, medievale e rinascimentale, quale radice dei valori fondamentali della cultura occidentale. Altri studiosi hanno illustrato aspetti più circostanziati, sempre, però, inquadrati all'interno della più generale prospettiva dell'Umanesimo "civile" fiorentino: a tale proposito, si possono menzionare le ricerche di Ronald Witt su Coluccio Salutati, quelle di Anthony Molho sulla Firenze di Cosimo il Vecchio o ancora il saggio su Savonarola di Donald Weinstein. Particolarmente innovativa è stata l'esplorazione delle istituzioni proprie dell'Antico Regime, e soprattutto della Corte: proposta (da Cesare Mozzarelli, a esempio), in consapevole polemica con il consolidato paradigma della "nascita dello stato moderno", come luogo centrale di tutto il complesso produttivo e comunicativo sia della politica che delle arti; e quindi la restituzione dell'articolatissima dinamica delle grandi città capitali dell'Umanesimo e del Rinascimento: ben oltre la presunta centralità di Firenze, il sistema delle Corti ha assunto una sua definizione analitica e problematica. Da questa tendenza degli studi, il Rinascimento si costituisce come cultura propria dell'Antico Regime (dell'Europa delle Corti), forma storica della sua costitutiva opzione classicistica. In questa direzione, si è venuta affermando negli studi più recenti una visione del Rinascimento in rapporto con l'evoluzione in senso aristocratico della società. Il mancato sviluppo in senso capitalistico della società italiana del Cinquecento secolo è stata correlata (da Ruggiero Romano, a esempio) alla costituzione di un sistema neo'feudale che è alla base dei regimi assolutistici: i possedimenti terrieri costituiscono la principale fonte di ricchezza dei patrimoni dei principi e degli ecclesiastici. Si tratta di un fenomeno involutivo derivato dalla crisi prodottasi nei secoli precedenti che in Italia determina un sistema di sfruttamento delle campagne da parte di una classe nobiliare prevalentemente urbana. A livello geografico, la rifeudalizzazione (descritta da Rosario Villari nella storia del regno di Napoli) riduce le distanze fra Nord e Sud e sancisce il trionfo del costume aristocratico. Nel corso del Cinquecento, l'affermarsi progressivo di un'etica comportamentale di Antico Regime si collega al risorgere di una serie di cerimoniali di origine medievale che procedono di pari passo ad una generale rifeudalizzazione: alla città'stato si sostituisce il sistema della corte che eredita insieme la tradizione classica e quella cavalleresca. Attraverso il mecenatismo, ovvero attraverso il controllo che ristretti gruppi sociali estendono all'arte, alla letteratura, alla vita religiosa, prende forma una cultura di carattere "aulico" tendente a farsi portatrice di valori aristocratici. In questo senso, grande rilievo hanno avuto le ricerche del sociologo Norbert Elias, che tracciano un quadro all'interno del quale si precisa l'importanza del processo di civilizzazione contemporaneo alla trasformazione "gentilizia" che ebbe luogo proprio a partire dal Quattrocento. L'etica delle "buone maniere" si afferma progressivamente all'interno della società rinascimentale: questa evoluzione è strettamente legata alla centralizzazione della vita politica. Tra Quattro e Cinquecento, come ha insegnato Dionisotti, il sistema delle Corti si afferma come punto di riferimento fondamentale anche per tutti quegli intellettuali che non siano legati ai quadri ecclesiastici: il letterato contribuisce al processo di diffusione di quell'ideologia cortigiana che va propagandosi attraverso la stampa, la produzione di libri e la conseguente alfabetizzazione. Una rilettura critica della storia culturale e letteraria cinquecentesca entro questi parametri è stata sviluppata dai saggi di Giancarlo Mazzacurati. In questi ultimi trent'anni, la ricerca si è confrontata con l'emergere di nuove istanze interpretative che hanno privilegiato ambiti più definiti e circoscritti: all'accanimento teorico in merito al "Rinascimento" come categoria storiografica si è sostituita un'indagine ad ampio raggio che presuppone l'esistenza di più rinascimenti e di diverse proposte culturali di Classicismo. Alla ridefinizione del quadro hanno contribuito, oltre agli italiani, studiosi inglesi, tedeschi, francesi e americani: il Rinascimento è, oggi, un compiuto patrimonio universale. Se ne investigano senza sosta i più minuti episodi e protagonisti, le diversissime forme ed esperienze. Con un dato metodologico di grande rilevanza: la pluralità dei processi avvenuti all'interno della civiltà rinascimentale viene ora letta senza condizionamenti gerarchici e ideologici (di luoghi: Firenze; e di modelli: "umanesimo civile"), e si impongono soprattutto problemi di catalogazione e di descrizione analitica dell'insieme dei documenti, nell'ottica di un recupero complessivo (e polifonico) delle differenziatissime dinamiche culturali e storiche rinascimentali. La descrizione e interpretazione della storia europea dalla crisi del mondo comunale all'instaurazione dell'assolutismo ha preso atto dell'esistenza di una galassia di forme e di teorie, e delle loro autonome storie: negli studiosi è ormai prevalente la consapevolezza che ogni concezione totalizzante del Rinascimento è ormai improponibile, anche se il paradigma ereditato dai modelli ottocenteschi di Burckhardt è tutt'altro che esaurito. Possiamo concludere dunque con un'affermazione di Alberto Tenenti, il quale scrive: "La singolare sorte dei rinascimenti fu dunque di essere un fascio di tendenze deliberatamente novatrici che, paradossalmente, riuscirono ad esserlo effettivamente proponendosi di rinnovare tornando all'antico e sviluppandosi in un'Europa il cui Ancien régime continuava a resistere pressoché immutato - socialmente, economicamente e perfino tecnologicamente - appunto fra il XIII ed il XVII secolo" (I rinascimenti 1350'1630, Firenze, Le Monnier, 1981, p.63).
Riferimenti bibliografici
Per gli opportuni approfondimenti è utile ricorrere a questi strumenti di descrizione analitica della storiografia sul Rinascimento tra Otto e Novecento. Michele Ciliberto, Il Rinascimento. Storia di un dibattito, Firenze, La Nuova Italia, 1975. Wallace K. Ferguson, The Renaissance in Historical Thought, trad it. Il Rinascimento nella critica storica, Bologna, Il Mulino, 1969. Interpretazioni del Rinascimento, a cura di Alfonso Prandi, Bologna, Il Mulino, 1971. Autori vari, Il Rinascimento. Interpretazioni e problemi, Bari, Laterza, 1979. Umanesimo e Rinascimento, a cura di Cesare Vasoli, Palermo, Palumbo, 1969.
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