Rinascimento
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Seniles
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"Socrate" morì nel 1361. In quest'anno Petrarca dava inizio alla raccolta dei Seniles rerum libri dedicati a "Simonide", cioè a Francesco Nelli, l'amico fiorentino che proprio in quell'anno, e su sua raccomandazione, era stato chiamato a Napoli dal gran Siniscalco Niccolò Acciaiuoli. L'opera consiste di 127 epistole divise in 17 libri - il diciottesimo avrebbe dovuto essere la Posteritati, l'epistola ai posteri - e certo l'autore non giunse mai a dar loro l'ultima mano, come del resto la loro stessa struttura in fieri prevedeva. Quasi nulla sappiamo della loro tradizione manoscritta: tuttavia sembra sicuro che i pochi codici che conservano la totalità delle Seniles derivano da un archetipo unico (forse una copia difettosa confezionata dai seguaci padovani). L'abitudine di scrivere lettere si era fatta ormai inveterata; egli sentiva l'esigenza di una nuova raccolta, la raccolta degli "anni estremi": «ciò che infatti là [scilicet nelle Familiares] presagivo, si sta realizzando: cesserò di scrivere lettere solo con la morte» (Seniles I, I, 4). Anche se la raccolta fu certo concepita come una prosecuzione delle Familiares, queste in realtà accolgono un certo numero di lettere che per cronologia dovrebbero figurare fra le Seniles, che effettivamente invece non vanno mai al di sotto del 1361. Petrarca indubbiamente si propose di stabilire una differenza di tono fra le Familiares e le lettere "della vecchiaia" (basterebbe a provarlo la presenza fra di esse di composizioni posteriori al 1361): nelle Seniles l'intenzione didattica si accentua, la narrazione si fa sempre più tenue, e più lieve è anche l'attenzione concessa al destinatario. Un senso di stanchezza e di morte si stende sul tono del dettato, il fastidio per gli impegni pubblici, le missioni diplomatiche, i viaggi; ma non mancano i temi cari da sempre al Petrarca: dalla ricerca di libri antichi alla polemica sulle artes alla riflessione teorico'politica. Le Seniles racchiudono molte delle più belle pagine petrarchesche. Se la carica narrativa perde consistenza e si fa più evanescente, vi sono momenti in cui lo stile sa raggiungere un estremo nitore, come nella lunga missiva a Guido Sette (X, II), che rievoca i giorni felici della gioventù. Petrarca mostra un dominio assoluto del suo talento e della sua erudizione, come nelle epistole dedicate alla storia e al mito di Didone (IV, V) o alla confutazione di certi falsi diplomi medievali attribuiti a Cesare e a Nerone (XVI, V). Boccaccio fu uno degli interlocutori privilegiati di quest'ultima fase della vita del Petrarca: a lui sono indirizzate tutte e quattro le lettere che compongono il libro XVII. Spiccano decisamente la seconda, «de non interrumpendo per etatem studio», ("non interrompere lo studio a causa dell'età"), vero e proprio "testamento letterario" di Petrarca, e la terza, cui accompagna una traduzione in latino dell'ultima novella del Decameron, la storia di Griselda, che con il titolo De insigni obedientia et fide uxoria ("La straordinaria obbedienza e la fedeltà di una moglie") conobbe un'immensa fortuna nella letteratura posteriore. Il valore delle Seniles risiede soprattutto nella luce che esse gettano sugli interessi e gli stati d'animo dell'autore in questi ultimi anni: anche se la loro struttura è spesso disarmonica, con epistole che assumono la dimensione di opuscoli o che comprendono un libro intero, esse in definitiva «chiariscono dimensione, radici e sviluppi delle ultime fatiche letterarie del Petrarca e consegnano più articolatamente degli altri scritti la chiave d'interpretazione della sua vita» (Fera 1991: 431).

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