Tra i massimi filosofi di ogni tempo, Aurelio Agostino (354-430 d.C.) nacque a Tagaste nell'Africa settentrionale. Dopo gli studi a Cartagine, una profonda crisi spirituale, causatagli dalla lettura di un'opera morale di Cicerone (l'Hortensius oggi perduto) lo indusse ad accostarsi al manicheismo, una dottrina che «tentava di conciliare il carattere di trascendenza proprio di ogni religione con aspetti di razionalismo assai stimolanti per un intellettuale» (Conte 19892: 537). Dopo un passaggio a Roma, ottenne la cattedra di retorica a Milano (384), dove strinse rapporti con i circoli neoplatonici locali, e rimase profondamente turbato dalle prediche di sant'Ambrogio, sino alla definitiva, drammatica conversione al Cristianesimo, che lo portò all'abbandono dell'insegnamento e in seguito al vescovado di Ippona, in Africa, dove moriva nel 430. Agostino ha lasciato una grande quantità di opere filosofiche, polemiche, morali, dogmatiche ecc., le più importanti delle quali sono la Città di Dio e le Confessiones ("lode, esaltazione di Dio", piuttosto che "confessioni"), capolavoro del genere autobiografico, in 13 libri che narrano le vicende esistenziali dell'autore dalla nascita alla morte di sua madre, per poi lasciare il posto a una serie di riflessioni di carattere filosofico e teologico. Tale valore dell'esperienza di ricostruzione interiore esemplificato dal santo è per Petrarca inestimabile. Il poeta immaginò per sé un itinerario spirituale calcato in molti punti sulle vicende di Agostino, dove gli incontri con il Padre o con la sua opera assumono la funzione di crocevia e tappe essenziali nella sua Erlebniss. Agostino è per lui un modello di vita e di approccio culturale alla vita, è il maestro che lo pungola e lo guida nel Secretum, la luce che lo illumina sul monte Ventoso (Familiares IV, 1), l'intellettuale che prefigura e autorizza quella congiunzione di etica ed estetica, di eloquentia e sapientia, quelle "nozze" tra lettere classiche e cristianesimo che saranno i caratteri propri del Petrarca maturo.
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