Rinascimento
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Professore nello Studio
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«Il Boccaccio e altri ammiratori fiorentini del Petrarca speravano di persuaderlo ad andare a vivere nella città toscana. Nel 1351 una serie di circostanze parve metterli in grado di vedere realizzate le loro speranze. Firenze non aveva mai restitutito al poeta i beni confiscati a suo padre; il Petrarca quando era stato incoronato poeta a Roma aveva ricevuto il titolo di magister, la nomina di professore di arte poetica e di storia e la concessione di tutti i diritti e privilegi goduti dai professori delle arti nobili e liberali; infine nel 1349 papa Clemente VI aveva autorizzato la fondazione a Firenze di una università. L'offerta di una cattedra di professore presso questa università era pienamente giustificata dai titoli concessi al Petrarca al momento del conferimento della laurea poetica, trattandosi di titoli di natura accademica; inoltre tale offerta, se accompagnata dalla restituzione dei beni confiscati, aveva molte possibilità di essere da lui accettata [...] Fu senza dubbio il Boccaccio che persuase le autorità fiorentine a restituire al Petrarca i beni confiscati; e fu certamente lui che scrisse la lettera che conteneva l'annuncio di tale provvedimento» (Wilkins 1970: 133-34): «sciogliendosi abilmente dalle strette del formulario e della diplomazia, vi compose un elogio, meno vasto, ma più diritto e più limpido di quello esposto nel De vita et moribus, perché ristretto a celebrare quasi solo il poeta» (Billanovich 1947: 99-100). «Ma nel frattempo ad Avignone erano stati formulati altri progetti sul futuro del Petrarca [...]: il pontefice gli chiedeva di recarsi ad Avignone [...] Non sappiamo se egli abbia raggiunto la sua decisione prima oppure dopo l'arrivo del Boccaccio, che recava l'invito del comune di Firenze; quel che è certo è che l'invito fiorentino, qualunque sia il momento in cui gli giunse, non riuscì a prevenire o a modificare la decisione presa dal Petrarca di tornare ad Avignone» (Wilkins 1970: 134-35).

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