Rinascimento
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Parole chiave - Le Muse dello Studiolo di Belfiore a Ferrara
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Nel 1447 Lionello d'Este decise di decorare il proprio studiolo nella Palazzina di Belfiore a Ferrara, seguendo le indicazioni dettate appositamente dal suo antico precettore, l'umanista Guarino Veronese, circa una serie di dipinti raffiguranti le Nove Muse. La realizzazione del progetto, proseguita dopo la morte di Lionello (1450) da Borso d'Este (m.1471), si protrasse a lungo cosicché esso venne in parte modificato. Lionello affidò la commissione ad Angelo Maccagnino da Siena; nel 1449 Ciriaco d'Ancona vide completate la Clio e la Melpomene; Cosmè Tura, infine, risulta nei pagamenti di Borso tra 1459 e 1463. I dipinti dello studiolo andarono dispersi a seguito dell'incendio del 1632, ma sulla base del programma dettato da Guarino nella lettera del 5 novembre 1447 sono stati rintracciati otto tra i dipinti ferraresi, attualmente divisi tra diversi musei: la Erato e la Urania dell'eredità del marchese Strozzi'Sacrati, attribuiti a Angelo Maccagnino e collaboratori di Cosmè Tura, come la Tersicore del Poldi Pezzoli di Milano; la Calliope di Cosmè Tura presso la National Gallery di Londra; la Talia di Michele Pannonio, conservata, insieme alla Euterpe e alla Melpomene , di anonimo artista ferrarese, presso il Museo di Belle Arti di Budapest; e la Polimnia , ugualmente di anonimo ferrarese, presso il Museo Statale di Berlino. La singolarità delle connotazioni delle Muse in questione impedì a lungo la corretta identificazione dei soggetti dei suddetti dipinti: infatti la Talia veniva interpretata come una Cerere, la Calliope come una Primavera, la Tersicore come una Caritas, quest'ultima anche in virtù dell'iscrizione sul basamento. Ma l'allontanamento delle Muse dall'iconografia tradizionale si deve appunto alla particolare interpretazione che Guarino aveva dato delle Muse: mentre considerò tradizionalmente Calliope come rappresentante del principale genere poetico, Clio come musa della Fama, Urania dell'astronomia, Euterpe della musica e Tersicore della danza, attribuì invece non solo a Melpomene la tutela del canto anziché della tragedia, ma soprattutto a Erato, musa della poesia erotica, quella dei matrimoni e a Talia, musa della commedia, e Polimnia, la musa dell'inno sublime, quella dell'agricoltura. Gli stessi suggerimenti iconografici di Guarino Veronese vennero seguiti alla lettera da Agostino di Duccio nei bassorilievi della Cappella delle Muse e delle Arti Liberali nel Tempio Malatestiano a Rimini, commissionati da Sigismondo Malatesta e eseguiti tra 1454 e 1456.

Alessandra De Romanis

Riferimenti bibliografici
Anderson, J. "Il risveglio dell'interesse per le Muse nella Ferrara del Quattrocento." Le Muse e il Principe, Arte di Corte nel Rinascimento Padano. cat. mostra di Milano, 1991, 2 voll., s.l., 1991: vol.II, 165'185, con bibl.prec

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