Rinascimento
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Parole chiave - Il palazzo del cardinale Tiberio Crispo a Bolsena
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Il complesso architettonico del palazzo del cardinale Tiberio Crispo a Bolsena è il risultato delle due fasi edilizie degli anni 1533-1544 e 1554-1561, corrispondenti in parte ai periodi nei quali Crispo detenne la carica locale di Governatore. Il cardinale (1498-1566) era fratello per parte di madre di Costanza Farnese, l'amatissima figlia di Paolo III, il quale dispensò largamente i propri favori a Tiberio Crispo, tanto da conferirgli, tra le altre cariche, quella prestigiosa di castellano del Castel Sant'Angelo a Roma (1542'1545) negli stessi anni in cui nella rocca si decoravano gli appartamenti farnesiani. Il cardinale non mancò di utilizzare per il palazzo volsiniese artisti attivi nel cantiere romano, come Raffaello da Montelupo e Simone Mosca, impegnati a Bolsena nella prima fase e sostituiti nella seconda da Tommaso di Giacomo Bevilacqua da Bissone e Giulio Merisi. A questi ultimi si deve la costruzione del cosiddetto Torrazzo, l'edificio che conserva la maggior parte della decorazione realizzata da artisti anch'essi prescelti nella medesima équipe farnesiana, in particolare Prospero Fontana e probabilmente lo stesso Luzio Romano, responsabile del cantiere pittorico romano negli anni della castellania del Crispo. La decorazione, che comprende gli affreschi e gli stucchi di diversi ambienti dei due piani del Torrazzo, venne iniziata non prima del 1559 per essere bruscamente interrotta nel 1562, quando la popolazione scontenta del governo del cardinale ne ottenne l'allontanamento. Gli affreschi illustrano diversi temi, proponendo ripetutamente l'araldica personale del Crispo, puntualmente derivata dal repertorio farnesiano soprattutto per l'insistita presenza dell'Unicorno. Singolarmente, nella residenza di un cardinale la tematica religiosa si limita agli affreschi dello Stanzino di Mosè, probabilmente uno studiolo, e alle personificazioni di virtù presenti in diversi ambienti in posizione di sovrapporta, secondo l'esempio della Sala Paolina di Castel Sant'Angelo. Nella Saletta Romana e nella Sala di Alessandro Magno sono illustrati temi storici attualizzati in relazione a tradizioni locali volsiniesi, come le storie di Romolo e quelle di Alessandro Magno, significativo omaggio onomastico al papa Farnese nonché citazione tematica degli affreschi di Castel Sant'Angelo. Gli episodi storici raffigurati nella Sala dei Giudizi, proposti come esemplari per il governatore, si alternano a figure di divinità entro nicchie nella ripresa dello schema decorativo della Sala Paolina della rocca romana. Il sovrastante fregio alterna raffigurazioni delle Muse con scene tratte dal mito di Perseo il quale, insieme alle storie di Amore e Psiche illustrate nella volta di una sala a pianterreno, costituiscono l'ennesima citazione tematica degli appartamenti farnesiani di Castel Sant'Angelo. Altri soggetti mitologici decorano la Sala dei Putti, con storie di Ercole nello zoccolo, divinità entro nicchie sulle pareti e un fregio bacchico. La decorazione delle stanze, infine, è arricchita da vivaci grottesche con figurine dalle grandi dimensioni, alcune delle quali particolarmente vicine a quelle realizzate poco dopo (1563) dallo stesso Prospero Fontana nel Palazzo di Torquato Conti a Poli.

Alessandra De Romanis

Riferimenti bibliografici
Fagliari Zeni Buchicchio, Fabiano T. "Il palazzo di Tiberio Crispo nelle vicende urbanistiche di Bolsena." Palladio. XXVIII, III serie, 1/4 (1979): 43-74
Coliva, Anna. "Gli affreschi dei palazzi di Poli e di Bolsena: Prospero Fontana nell'ambito delle committenze farnesiane." Bollettino d'Arte. 80-81 (1993): 25-54
De Romanis, Alessandra. Il Palazzo di Tiberio Crispo a Bolsena. Roma: De Luca 1995

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