Rinascimento
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Giunone
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Era la più importante divinità femminile romana, moglie di Giove. In origine, secondo un'ipotesi assai contestata, Giunone sarebbe stata l'equivalente femminile di Genius. Secondo Dumézil fin dai tempi più antichi ogni donna avrebbe avuto, sotto questo nome, uno spirito protettore o semplicemente un doppio, la propria essenza, l'espressione della propria natura feconda: grazie a uno sforzo di astrazione, dalla folla delle Iunones individuali sarebbe poi scaturita la grande dea. E' però più probabile che Giunone sin dalle origini fosse un'unica dea, che aveva la funzione di proteggere le donne, soprattutto quelle legittimamente sposate. Con l'appellativo di Lucina favoriva i parti e portava i neonati "alla luce". Sull'Esquilino nel 375 a.C. fu innalzato il tempio della Iunio Lucina, nel quale non poteva entrare nessuna persona che avesse un nodo alla veste, perché i nodi non permettevano alle partorienti di sgravarsi. Presiedeva con Giano alle Calende: Giano, dio dei passaggi, proteggeva il passaggio da un mese all'altro; Giunone, dea delle nascite, proteggeva la nascita di ogni mese. Giunone aveva molti luoghi di culto a Roma e in tutta l'Italia centrale: i più noti erano ad Aricia, Lanuvio e Preneste. Solitamente pacifica, a Lanuvio e a Tivoli Giunone aveva invece caratteri guerreschi. Molti erano gli epiteti dati a Giunone nel Lazio e a Roma: Mater e Lucina, legati alla fecondità; Regina, legato alla regalità, fu introdotto a Roma dopo la presa di Veio nel 396 a.C. Un altro epiteto di Giunone era Sospita ("salvatrice"). Con questo nome era venerata a Lanuvio, e poi anche a Roma, quando ai Lanuvini fu concessa la cittadinanza romana e furono lasciati i loro culti, a condizione che il tempio e il bosco di Giunone Sospita l'avessero in comune gli abitanti di Lanuvio e il popolo romano. A Roma sul Campidoglio era stato consacrato il tempio di Giunone Moneta ("colei che avverte", da moneo): questo per ricordare che, durante l'invasione dei Galli, nel 390 a.C., le oche allevate nel recinto sacro a Giunone all'arrivo dei nemici si erano messe a starnazzare, avvertendo i Romani del pericolo. Nel tempio si coniavano anche monete sotto gli auspici della dea. Le feste dedicate a Giunone erano tutte legate alle donne e alla fecondità. In luglio si tenevano le Nonae Caprotinae, alle quali partecipavano sia le donne libere sia le ancelle. Da queste feste, che si tenevano sotto un fico selvatico, caprificus, Giunone trasse il soprannome "Caprotina". Alle Calende di marzo si svolgevano i Matronalia, feste alle quali partecipavano unicamente le matrone; erano legate al risveglio della natura e alla fertilità dei campi, degli animali e anche delle donne. Con Giove e Minerva, Giunone faceva parte della triade capitolina. Sotto l'influenza greca Giunone venne associata a Era e ne condivise i miti.

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