Rinascimento
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Parole chiave - Federico II Gonzaga
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Nacque a Mantova nel 1500 e morì nella stessa città nel 1540. Terzogenito di Francesco e Isabella d'Este, ricevette per volontà della madre un'istruzione assai precoce, ed altrettanto per tempo fu coinvolto dai genitori nelle tormentate vicende politiche coeve. In occasione della prigionia veneziana del padre (1509-1510) fu infatti spedito come ostaggio presso il papa Giulio II a garanzia dell'avvenuta liberazione di Francesco da parte della Serenissima, e a Roma rimase fino alla morte del papa, nel febbraio del 1513. Il padre lo inviò poi di nuovo al seguito di Francesco I di Francia, dopo la vittoria di questi a Marignano (1515), e il sovrano lo condusse quindi con sé nella sua corte francese. Rientrò in Italia nel 1517 per prendere in moglie, come architettato da Isabella, Maria Paleologo, figlia di Guglielmo IX marchese di Monferrato, ma poiché questa aveva appena otto anni, la consumazione del matrimonio viene differita al compimento dei suoi quindici. Morto il padre, assunse subito la guida dello Stato (nonostante le disposizioni testamentarie del marchese lo ponessero sotto la tutela della madre e dello zio cardinale Sigismondo fino ai ventidue anni); nel dicembre del 1520 si mette quindi al servizio di Leone X per un triennio, e nell'aprile seguente il papa lo investe ufficialmente del marchesato. Intanto dal legame con la coetanea Isabella Boschetti - vanamente contrastato dalla madre - moglie di un cortigiano di Mantova (poi fatto sopprimere), gli era nato un primo figlio illegittimo, Alessandro (cui si aggiungerà Emilia). Nell'autunno del 1521 prende parte - schierandosi con Carlo V - alle prime fasi del conflitto franco'spagnolo esploso dopo il rifiuto della Spagna di riconoscere, con il trattato di Noyon (1516), il dominio francese sul ducato di Milano. Nel 1523 è confermato capitano generale della Chiesa dal successore di Leone X, Adriano VI, e ancora nello stesso anno, dal successore di questi, Clemente VII. Lasciato cadere, frammezzo a tante vicende, l'impegno di rendere effettivo il matrimonio con la figlia dei Monferrato, sfuma altresì l'altro disegno di Isabella di unire Federico a una figlia del re di Polonia. Soltanto nel 1531 si giungerà - dopo vari altri ripensamenti e colpi di scena (clamoroso il rifiuto di sposare la deforme e già avanti negli anni Giulia d'Aragona, proposta a Federico dallo stesso Carlo V in cambio del conferimento del titolo di duca) - alle nozze con Margherita Paleologo, sorella dell'ormai defunta Maria, che darà al duca - pur affetto da "mal francese" - cinque figli maschi e tre femmine. E proprio l'aggravarsi dell'infezione lo porta, come già il padre, alla morte, nel giugno del 1540, un anno dopo la scomparsa della madre Isabella. Un equilibrato giudizio sulla sua figura non può esimersi dal constatare la sproporzione tra le modeste capacità dello statista e gli effettivi meriti dell'uomo d'armi, da una parte, e l'immagine del grande principe dall'altra, attentamente costruita dallo stesso sulla base del fasto di una corte sovradimensionata e parassitaria, delle continue esibizioni di lusso e magnificenza (le feste private e pubbliche), della protezione conferita - sull'esempio materno - ad artisti di fama (Tiziano e Giulio Romano in primis); ma anche rilanciata da una pletora di celebratori, non tutti bassamente servili, se fra di loro troviamo il Castiglione (per il quale Federico sarebbe degno, secondo quanto si legge nel Cortegiano, di essere posto accanto alle migliori teste coronate d'Europa) e l'Ariosto (che lo celebra come «onore» dell'Italia). Una siffatta contraddizione è d'altronde il segno connotativo dell'intero fenomeno della civiltà di corte umanistico'rinascimentale italiana, tale per cui ogni principe può assurgere a dimensioni tanto abnormi se rapportate all'insanabile particolarismo contemporaneo quanto assolute e «veritiere» se percepite nel suo microcosmo e interpretate secondo il paradigma della reviviscenza delle virtutes classiche.

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