Rinascimento
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Vaticano Latino 3195
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Tra i massimi monumenti della tradizione letteraria occidentale, è un manoscritto in pergamena di cm 27 x 20,3 costituito da cc. III-73 «(i fogli II e III sono segnati recentemente coi numeri 1ª e 1b, i fogli 1-72 sono numerati di mano antica, il f. 73 non ha numerazione ed è il foglio di risguardo aggiunto in fine dal legatore)». In una semigotica in cui si distinguono nettamente le caratteristiche della mano del Petrarca e di quella del suo giovane copista di fiducia, il ravennate Giovanni Malpaghini (presentatogli nel 1364 da Donato degli Albanzani), il codice contiene il Canzoniere nelle sue ultime fasi (a partire dalla "forma di Giovanni [Malpaghini]"): «la parte apografa venne incominciata circa il 1366 e venne interrotta definitivamente, con ogni probabilità, prima del Giugno o del Luglio del 1368; la parte autografa e la revisione fu poco dopo incominciata dal Petrarca e protratta fino all'estremo della sua vita. [...] Le settantadue carte numerate da mano antica costituiscono due fascicoli distinti, contenenti le due parti del Canzoniere [...] La prima lettera del sonetto Voi ch'ascoltate , col quale incomincia la prima parte, e quella della canzone I' vo' pensando [264], con cui ha principio la seconda, sono dipinte in color rosa, filettato di bianco, su fondo d'oro e scarlatto, e adorne di fogliami [...] e di menischi dorati [...]. Alla mano del poeta son dovuti ancora i numeretti, posti accanto al capoverso degli ultimi trentun componimenti [...]; i numeri romani aggiunti nel margine di alcune carte per indicare, forse sempre, la somma dei sonetti trascritti». Altri interventi appartengono a mani posteriori, tra cui una della fine del XIV secolo appose la nota: «Francisci Petrarce expliciunt soneta de vita Laure sue, amen et Deo gratias / Un bel morir tuta la vita onora» (c. 49r). «Il codice servì al Bembo per l'edizione aldina del 1501, e venne da lui acquistato nel 1544; passò quindi a Fulvio Orsini nel 1581, e fu legato per testamento alla Vaticana nel 1600» (Vattasso 1908: 9-11). La scoperta dell'autografia si deve a Pierre de Nolhac. La Biblioteca Vaticana ne ha curata un'edizione fototipica (Milano, 1905).

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