Rinascimento
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La Stanza della Segnatura
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Nel 1507 Giulio II, non volendo più dimorare negli appartamenti affrescati, con intenti tanto dichiaratamente autocelebrativi, da Alessandro VI, decise di spostarsi al piano superiore del palazzo, decorando dunque un nuovo appartamento. Dopo aver inizialmente affidato l'incarico ad artisti quali Perugino, Pinturicchio, il Sodoma, Luca Signorelli, Giulio II trasferì la commissione al giovane Raffaello Sanzio, appena giunto a Roma (1508), il quale, in breve, rimase unico artefice degli affreschi delle cosiddette Stanze Vaticane. La cronologia esecutiva degli affreschi delle quattro stanze non corrisponde alla successione degli ambienti: infatti Raffaello, con la collaborazione della nutrita bottega, iniziò i lavori con la decorazione della seconda stanza, detta della Segnatura (1509-1511), proseguì con la terza, la Stanza di Eliodoro (1511-14), passò alla prima, la Stanza dell'Incendio di Borgo (1514-1517) e morì (1520) prima di completare l'ultima, la Stanza di Costantino, terminata tra 1520 e 1524 dagli allievi, Giovan Francesco Penni, Raffaellino del Colle e soprattutto Giulio Romano, seguendo i progetti del maestro. L'impresa dunque prese le mosse dalla Stanza della Segnatura: originariamente destinata ad alloggiare la biblioteca di Giulio II, venne così denominata in seguito, quando ospitava l'aula del tribunale ecclesiastico della Signatura Gratiae, presieduto dal pontefice. L'originaria funzione dell'ambiente, luogo di studio e meditazione, giustifica la scelta del programma iconografico, interpretabile come una summa dello scibile umano comprendente canonicamente la religione, la filosofia, la poesia e il diritto, programmaticamente presentati dalle personificazioni nella volta . Da qui, come di consueto, prese inizio la decorazione: i tondi con la Teologia , la Poesia , la Filosofia e la Giustizia sono alternati ai quattro scomparti rettangolari in angolo contenenti raffigurazioni connesse alle personificazioni principali: si tratta infatti rispettivamente di Adamo ed Eva, Apollo e Marsia , il Primo moto o l'Astronomia e, infine, il Giudizio di Salomone. La tematica enunciata nella volta si sviluppa poi negli affreschi che ricoprono le pareti della stanza, ulteriori esplicitazioni dell'argomento. La struttura della decorazione è infatti verticale e i soggetti delle pareti sono da intendersi come emanazioni delle attitudini sovrastanti nella volta, esemplificazioni di tali personificazioni; inoltre, in un felice rapporto con la tradizione iconografica degli "uomini illustri", gli affreschi delle pareti illustrano l'intera gamma delle conoscenze attraverso la presentazione di coloro i quali contribuirono alle discipline. Così, è ovvia la presenza, sottoposta alla Teologia, della cosiddetta Disputa del Sacramento : nella parte superiore il consesso degli eletti, accanto al Cristo, oltre San Pietro, santi e profeti; nella zona sottostante i Padri della Chiesa in quanto teologi (tra questi anche Dante Alighieri) e i rappresentanti dei Predicatori, i Francescani e i Domenicani; tra questi è forse anche il ritratto del pittore Beato Angelico, mentre nel vecchio appoggiato alla balaustra è riconoscibile Bramante, il quale compare, nei panni di Euclide, anche nell'affresco della parete di fronte, la Scuola di Atene, dipinto tuttavia dopo il Parnaso. Qui, nella lunetta sottoposta alla Poesia della volta, su un ideale Parnaso abitato da Apollo con le Muse, vengono effigiati poeti di tutte le età, non solo Omero, Saffo, Orazio o Virgilio, ma anche Dante, Petrarca, Boccaccio ecc., tutti rappresentanti dell'arte della poesia. Analoga compresenza di personaggi di varie epoche è nella Scuola di Atene . La vastissima struttura architettonica, che ricorda tanto le rovine della basilica di Massenzio quanto la stessa basilica di San Pietro, è dominata dalle figure centrali di Aristotele e Platone, identificabili in virtù dei libri che mostrano, l'Etica e il Timeo. Sotto la tutela di Apollo e di Minerva, ricordati nei simulacri laterali, a rappresentare la Filosofia concorrono Socrate, Diogene il Cinico, ma anche Euclide, Pitagora, Zoroastro, Tolomeo; sono introdotti ritratti di personaggi di corte, come il giovanissimo Federico Gonzaga e Francesco Maria Della Rovere, ma anche dei "principi" dell'arte, Leonardo da Vinci nelle vesti di Platone e, forse, Michelangelo nei panni di Eraclito. All'estrema destra dell'affresco, a mo' di firma, Raffaello ha ritratto se stesso in compagnia del maestro Perugino. Infine, la quarta parete, occupata dalla finestra, presenta una decorazione composta che riassume il significato della sovrastante Giustizia. Nella lunetta sono raffigurate le Virtù, in particolare la Forza con il leone, la Prudenza con lo specchio e la Temperanza con le redini. I due pannelli ai lati della finestra, invece, illustrano due episodi storici: il primo affresco, in realtà piuttosto debole, rappresenta Triboniano consegna a Giustiniano le pandette, fondamento del diritto civile, l'altro raffigura Gregorio IX approva le Decretali, fondamento del diritto canonico.

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