Rinascimento
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Introduzione al Rinascimento - 24. Un'alluvione di teoria della letteratura
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E da Aristotele si deve, e conviene, partire, dalla sua Poetica: il libro che più in profondità ha segnato l'arte europea dell'età moderna, e la sua estetica.

È ben difficile dare anche una semplice idea di che cosa questo libro abbia significato, non foss'altro perché siamo direttamente eredi di quella cultura che l'ha sconfitto, costituendo il suo nuovo patto estetico proprio sulla pregiudiziale antiaristotelica. Ma qualche dato e qualche riflessione potrà essere utile, per procedere a questa ricognizione archeologica degli strati profondi della comunicazione artistica tra Cinquecento e Settecento.

La Poetica è incompleta: sono perdute le parti dedicate alla trattazione della poesia giambica e - soprattutto - della commedia. Ed è su questa perdita che Umberto Eco ha costruito l'inventio e la dispositio del suo romanzo Il nome della rosa: riscontro significativo proprio della centralità di questo libro aristotelico nella storia culturale europea, già nella sua tradizione medievale, per quanto scorciata (è nota una parafrasi di Averroè, il grande mediatore arabo dell'aristotelismo medievale, tradotta in latino nel secolo XIII).

La Poetica rinasce nella cultura umanistica d'Europa prima con la traduzione latina di Giorgio Valla, pubblicata a Venezia nel 1498, e quindi con l'edizione del testo originale greco (assieme con la Retorica), sempre a Venezia, nella prestigiosa officina tipografica di Aldo Manuzio, nel 1508: una prima edizione (editio princeps, come si usa dire nel piccolo mondo degli storici del libro e dei filologi) che fissa il testo sino alle ricerche filologiche delle grandi scuole ottocentesche. Ma è solo con la nuova traduzione latina di Alessandro de' Pazzi, pubblicata nel 1536, sempre presso la tipografia aldina a Venezia, che esplode il suo successo.

Attenzione alle date: se il primo recupero corrisponde alla fase del restauro filologico della Biblioteca degli Antichi, la nuova traduzione rende disponibile la Poetica in una fase in cui la discussione sugli statuti della comunicazione artistica (centrata tutta sull'imitazione) ha raggiunto un altissimo livello di maturità e complessità.

La ricerca di una norma e forma per i generi della scrittura letteraria ha già acquisito uno standard di notevole consapevolezza, definito in senso linguistico ' in primo luogo - e praticato attraverso un'esperienza ormai di profondità secolare, quella del latino umanistico, assunta per analogia come metro di riferimento anche per la nuova letteratura volgare.

La Poetica rende disponibile direttamente (e non più attraverso rielaborazioni, pure importanti: soprattutto quella dell'Ars poetica oraziana) un quadro concettuale coerente e forte, in grado di scandire norme precise e conseguenti per ogni genere artistico (in prospettiva, anche quelli non trattati da Aristotele), perché ancora l'autonomia di ciascuno a una teoria generale della comunicazione estetica, universalmente valida.

Ed è subito un trionfo culturale ed editoriale, che unisce simbioticamente Poetica e Retorica, come mostrano alcuni semplici dati bibliografici:

1536 Alessandro de' Pazzi, traduzione latina della Poetica

1546 Vincenzo Maggi, In artem poetices Aristotelis lectiones

1548 Francesco Robortello, In librum Aristotelis de arte poetica explanationes

1548 Pietro Vettori, edizione commentata della Retorica

1549 Bernardo Segni, traduzione volgare di Retorica e Poetica

1550 Vincenzo Maggi e Bartolomeo Lombardi, In Aristotelis librum de poetica communes explanationes

1550 Giacomo Mantino, traduzione latina della parafrasi di Averroè

1560 Pietro Vettori, Commentarii in primum librum Aristotelis de arte poetarum

1563 Bartolomeo Maranta, Lezioni sulla Poetica di Aristotele

1570 Lodovico Castelvetro, Poetica d'Aristotele vulgarizzata e sposta

1572 Alessandro Piccolomini, traduzione volgare della Poetica

Solo una manciata di libri, rispetto a un insieme di proporzioni quantitativamente impressionanti: oltre 200 opere tra il 1536 e il 1600, che intervengono su problemi di teoria della letteratura, secondo modalità differenziate, che già questo scorciato elenco segnala (traduzioni, commenti, esposizioni, lezioni), e declinando la lezione aristotelica nei singoli generi letterari, anche in quelli che non sono attestati nella Poetica (commedia e lirica).

Un insieme diverso anche per impostazione e per mole, oltre che per lingua (è sempre più diffuso il volgare): grandi trattati e brevi interventi polemici; per restare al solo tema della poetica, a esempio, possono essere segnalate queste opere:

1527 Marco Girolamo Vida, De arte poetica libri III

1529 Giovan Giorgio Trissino, La poetica (completata nel 1549)

1536 Bernardino Daniello, Della poetica

1540 Girolamo Fracastoro, Naugerius sive de poetica dialogus

1545 Lelio Gregorio Giraldi, De poetica et poetarum dialogus

1550 Antonio Maria de' Conti, De arte poetica

1551 Girolamo Muzio, Dell'arte poetica

1554 Giovambattista Giraldi Cinzio, Discorsi intorno al comporre dei romanzi, delle commedie e delle tragedie

1554 Alessandro Lionardi, Dialoghi della invenzione poetica

1554 Giovambattista Pigna, I romanzi

1559 Antonio Sebastiano Minturno, De poeta

1560 Scipione Ammirato, Il Dedalione, o ver del poeta dialogo

1562 Bernardo Tasso, Ragionamento della poesia

1564 Antonio Sebastiano Minturno, L'arte poetica

Eccetera, eccetera, fino a Torquato Tasso, che nel 1587 pubblica i Discorsi dell'arte poetica e nel 1594 i Discorsi del poema eroico.

Ma non bastano questi dati a restituire le proporzioni (neppure quelle esteriori, solo quantitative) di questa esplosione di libri di teoria e critica della letteratura, la loro stessa differenziata tipologia: l'insieme dei libri di poetica ha il suo sodale gemello nella serie, altrettanto cospicua, dei libri di retorica, per non considerare le edizioni di Quintiliano, e soprattutto delle opere retoriche di Cicerone: una vera e propria alluvione.

Questa imponente e articolatissima biblioteca dichiara la nascita di una nuova scienza, con le sue tecniche analitiche, il suo sapere specialistico e al tempo stesso divulgato (disponibile per tutti gli operatori della comunicazione: scrittori o critici), le sue codificate procedure esecutive, il suo linguaggio settoriale: è nata la scienza della letteratura, come segmento di una più generale teoria della comunicazione estetica, che riguarda anche le arti figurative (a questa serie imponenti di testi di poetica e retorica bisognerebbe intrecciare l'altrettanto imponente serie dei testi che ragionano di pittura, scultura, architettura, o delle arti in generale e in particolare).

Ma non è solo questione di quantità. La forma argomentativa di questi scritti di poetica (e di retorica) ha caratteristiche che ben poco hanno a che vedere con la tradizione umanistica della lettera e del dialogo (che pure continua a essere praticato: anche molti di questi testi teorici sono in forma di dialogo): riguarda un nuovo genere discorsivo, quello settoriale e specialistico di una nuova scienza in costruzione, quella della comunicazione estetica, cioè di una teoria generale delle arti. Nasce o rinasce il genere del trattato scientifico anche per le arti, oltre che nei tanti altri settori del sapere in cui l'aristotelismo diventa paradigmatico.

Queste caratteristiche dell'aristotelismo estetico nell'età del Classicismo hanno certo fatto da capro espiatorio per il radicale rigetto della Poetica e delle sue regole, ma bisogna andare oltre questo fastidio, per descrivere e analizzare il senso storico e culturale di questa improvvisa esplosione di teoria.

La minuziosa, spesso capziosa, istanza nomenclatoria e classificatoria che guida tutta l'esperienza dei discorsi in forma di trattato che il Rinascimento produce con ritmi crescenti, potrà sembrare intollerabile, ma è la forma argomentativa con cui il Classicismo risponde a una fortissima domanda di norma e di ordine.

Per questo i tantissimi scrittori di poetica e retorica non possono essere sbrigativamente scambiati per noiosi pedanti, come se il loro appassionato interrogarsi ' quand'anche capzioso e implacabilmente preciso nei minimi dettagli - non avesse senso alcuno, quasi uno sbaglio della storia o della natura.

E invece proprio con questo furore nomenclatorio, classificatorio, ordinatore, tassonomico, dobbiamo fare in conti, con la sua capacità di argomentare per sottigliezze che spesso possono sembrarci irrisorie (e da deridere), sempre che si voglia dare senso storico e culturale a una quota rilevantissima di discorsi, al loro stesso impegnarsi appassionato - spesso - a spaccare un capello in quattro.

Ma forse quello che a noi sembra solo un capello, qualcosa d'altro significava, allora: dettagli, nient'altro che dettagli, ma ingranaggi di quella poderosa macchina classicistica che insegue il mito della perfezione, anche - e soprattutto - nei dettagli, per coerenza, verisimiglianza, ordine, 'simmetria', misura, 'proporzione', unità, convenienza, eccetera.

Per istanza di bellezza, cioè di virtù.

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