Rinascimento
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Introduzione al Rinascimento - 25. La Poetica di Aristotele
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La Poetica di Aristotele è stata suddivisa dagli editori moderni in 26 capitoli, ormai canonici. Questo è il loro indice schematico:

1. piano dell'opera; la poesia è imitazione, secondo mezzi diversi;

2. differenza di generi secondo l'oggetto imitato: tragedia e commedia;

3. differenza di generi secondo il modo: narrativo, misto, drammatico;

4. origine della poesia;

5. il comico e la commedia; confronto tra epica e tragedia;

6. definizione della tragedia;

7. struttura della favola

8. unità della favola;

9. la poesia imita ciò che può accadere: verisimile e necessità, poesia e storia;

10. la favola semplice e complessa;

11. le parti della favola complessa;

12. le parti quantitative della tragedia;

13. la favola e l'eroe della tragedia;

14. la catastrofe

15. i caratteri della tragedia;

16. i riconoscimenti;

17. avvertimenti al poeta tragico

18. nodo e scioglimento della tragedia

19. l'elocuzione;

20. il linguaggio e le sue parti;

21. il linguaggio della poesia e le sue forme;

22. caratteri del linguaggio poetico;

23. la poesia epica;

24. differenze tra epica e tragedia;

25. i problemi dell'epica e Omero;

26. confronto tra epica e tragedia.

Come è stato segnalato nella lezione precedente, nel corso del Cinquecento la Poetica è stata tradotta e commentata: il punto di approdo di questo formidabile lavoro ermeneutico è l'edizione che nel 1570 pubblica il testo aristotelico nel testo greco con traduzione e minuto commento, per opera di Lodovico Castelvetro.

Un'edizione monumentale: Castelvetro segmenta il testo aristotelico in brevi paragrafi (che chiama "particelle") e realizza un costante montaggio editoriale in questa sequenza: prima il segmento in greco, poi un breve sommario, quindi la traduzione del testo greco, e infine il commento, che può estendersi anche per molte pagine.

Per dare un succinto esempio di come funziona questa edizione commentata, e di come lavora la teoria letteraria cinquecentesca, appoggiandosi sul testo di Aristotele, basterà dare un riscontro dell'esordio.

Aristotele così comincia (si cita dalla traduzione di Castelvetro): "Della poetica, e d'essa e delle spezie d'essa, quale forza ciascuna ha, e come bisogna constituirsi le favole se dee star bene la poesia, e appresso di quanti e di quali particelle è composta, e similmente dell'altre cose le quali pertengono a una stessa via d'insegnamento ragioniamo, cominciando, secondo natura, prima dalle cose prime".

Già in questo primissimo enunciato aristotelico emerge subito la centralità della favola, come forma propria e costitutiva della comunicazione poetica. Il richiamo all'ordine naturale (per cui il piano dell'opera parte dalle "prime cose", cioè quelle che sono principali in natura, perché universali: prima il genere poesia, poi le sue specie) dichiara subito l'impianto argomentativo proprio dell'opera di Aristotele, che subito dopo descriverà le differenze per strumento (istormento), per oggetto (materia) e per mezzo (modo), funzionali a classificare l'insieme eterogeneo di epica, tragedia, commedia, poesia ditirambica, auletica, citaristica (queste ultime due sono arti musicali). Tutte imitazioni, però.

Il commento di Castelvetro si premura di evidenziare subito l'impianto generale della Poetica, dichiarandone, in questo modo, la profonda struttura unitaria (per quanto mutila): la articola, infatti, in "sei parti generali":

  • "prima dice che cosa sia poesia in generale e in speziale) (che suddivide in 9 "particelle"; corrispondono ai primi 3 capitoli delle moderne edizioni);
  • "poi, presa cagione, truova l'origine della poesia in generale e in speziale" (questa parte è suddivisa in 7 particelle: corrisponde ai capitoli 4 e 5 delle moderne edizioni);
  • "e poi ragiona della tragedia" (articolata in 27 particelle: corrispondenti ai capitoli 6'22 delle moderne edizioni);
  • "e poi dell'epopea" (divisa in 4 particelle: capitoli 23'25);
  • "e poi dell'accuse che si fanno contra i poeti e delle scuse che si fanno per loro" (divisa in 5 particelle);
  • "e ultimamente paragona la tragedia con l'epopea" (divisa in 4 particelle).

Il commento di Castelvetro procede in questo modo: dopo aver parafrasato sommariamente il contenuto (contenenza) della particella, la smonta in ulteriori microsegmenti (proposizioni o spesso anche semplici sintagmi), che sono sottoposti a un'analisi minuziosissima (di tipo anche filologico e linguistico), con un procedimento quasi al microscopio.

Il risultato è un'esplosione del testo aristotelico: questa primissima particella, a esempio, presenta un rapporto tra originale e commento che procede secondo un'economia che non ha problemi di ridondanza o di proporzione: le quattro righe della Poetica prima citate fondano un discorso che procede per ben cinque pagine dell'edizione moderna! Così lavora il commento classicistico ad Aristotele.

Importante è soffermarsi sulla seconda "particella" aristotelica (sempre della prima "parte generale", e sempre nel primo capitolo delle edizioni moderne), che afferma il carattere imitativo della poesia (in greco mímesis): è l'elemento che connota il genere e - insieme alla favola - ne unifica le differenze di specie, per mezzi, oggetti e modi.

Scrive Aristotele, sempre nella traduzione di Castelvetro: "Ora l'epopea e la poesia della tragedia, e appresso la commedia e la ditirambica composizione e la maggior parte del fiuto e della citara, tutte si ritruovano insieme essere rassomiglianza; ma sono differenti tra loro in tre cose, percioché o sono differenti rassomigliando con cose di maniera diverse, o cose diverse, o diversamente e non in un medesimo modo".

Tutto l'appassionato confronto di generazioni di umanisti attorno allo statuto dell'imitazione letteraria trova qui in questa battuta il suo più radicale fondamento e la sua più alta elaborazione teorica: la poesia è imitazione.

Se l'obiettivo dell'analisi di Aristotele è puntato sulla definizione delle differenze con cui si compie il carattere costitutivamente unitario (perché sempre mimetico) della comunicazione poetica, Castelvetro interviene nel commento espandendone - con maniacale simmetria tutta ternaria - quasi all'infinito il funzionamento, ma anche riconoscendo con sicurezza il metodo deduttivo dell'indagine (investigazione) aristotelica, che definisce la poesia in generale (in quanto rassomiglianza) solo dopo aver analizzato lo statuto di ciascun genere letterario: "Noi veggiamo - commenta Castelvetro - che tutte le seconde spezie della poesia, delle quali abbiamo più certa conoscenza che non abbiamo delle prime [perché leggiamo soprattutto tragedie, poemi, commedie], hanno tra loro una cosa commune, che è la rassomiglianza: adunque poesia è rassomiglianza, e la sua maniera generale è rassomiglianza".

Un rilievo conclusivo.

Già dalle osservazioni prodotte emerge la caratteristica argomentativa fondamentale della Poetica: come descrizione analitica dell'esperienza letteraria della tradizione greca (da Omero ai grandi tragici, sino ai contemporanei di Aristotele), della sua fenomenologia articolata e differenziata. Un'indagine (investigazione dice Castelvetro) orientata a cogliere ciò che è universale e generale in queste diversità di generi e forme, al tempo stesso, dunque, critica e teorica.

Questa stessa doppia economia caratterizza la grande stagione classicistica delle opere sopra ricordate: il loro interrogare una singola opera, smontandone con puntigliosa acribia gli ingredienti (strumento, materia e modo), anche da un punto di vista retorico (inventio, dispositio ed elocutio), corrisponde sempre alla misurazione della sua congruità e convenienza con una dimensione generale e universale. Questo poema epico che immagine di Poema proietta? Questa tragedia a quale Tragedia si traguarda? Se non riusciamo a cogliere la forma di questa relazione automatica tra particolare e generale, di questo mutuo loro interrogarsi, resteremo solo sulla superficie della comunicazione letteraria classicistica.

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