Rinascimento
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La cultura mitologica alla corte medicea fra Quattrocento e Cinquecento
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La signoria medicea a Firenze, a partire dalla metà del Quattrocento, rivestì un ruolo fondamentale nel panorama degli Stati italiani sia da un punto di vista politico che culturale. Il forte legame con la Chiesa attraverso la continuità della presenza di questa famiglia sul soglio pontificio, da Leone X a Clemente VII a Pio IV, ha determinato un'affermazione della cultura e dell'arte fiorentina con figure di primo piano.

A Firenze la pittura a soggetto mitologico e profano incomincia ad affermarsi fin dalla fine del Trecento per trovare espansione nel Quattrocento attraverso una produzione ad uso privato e domestico. Nella decorazione delle abitazioni nobiliari, come quella di Palazzo Davanzati, ma anche nelle pitture di spalliere e sovrapporte la pittura profana appare legata ancora alla cultura cortese e alla tradizione stilistica franco'borgognona. Soggetti profani popolano anche quegli oggetti di arredamento come i cassoni, i deschi da parto, i cofanetti, i forzieri e i forzierini per lo più legati alla vita matrimonialee spesso informati alle tematiche amorose o ai soggetti esemplari volti ad esaltare le virtù degli sposi; in rapporto a tali tematiche incominceranno ad affermarsi alla metà del secolo le mitografie classiche prima narrate e poi allegorizzate nei dipinti di più elevato livello culturale come quelli commissionati dalle grandi famiglie fiorentine prima fra tutte i Medici.

Legate ai tradizionali temi calendariali sono le maioliche che decoravano lo studietto di Piero de' Medici in Palazzo Vecchio ad opera di Luca della Robbia e oggi al Victoria and Albert Museum di Londra. Le figurazioni dei mesi, connesse ai lavori nei campi, sono arricchite anche dai segni zodiacali, secondo un'iconografia che generalmente era stata assunta nei portali o sulle facciate delle cattedrali romaniche in rapporto a un più ampio programma enciclopedico. Nel camerino di Piero invece, un ambiente adibito alla raccolta di oggetti ma anche alla meditazione, i temi stagionali sono piuttosto legati al loro valore temporale consono ad un luogo di studio e di riflessione dove la dimensione culturale viene scandita dal trascorrere del tempo.

Accanto alle «pitture di favole che - come scrive Vasari - erano per lo più tolte da Ovidio e da altri poeti greci e latini» come i famosi pannelli dipinti da Piero di Cosimo per Francesco del Pugliese, dedicati all'età primitiva e al mito di Vulcano, o per la famiglia Vespucci sui temi dionisiaci, si pongono le più complesse allegorie filosofiche commissionate da Lorenzo dei Medici a Botticelli che eseguì fra il 1475 e il 1478 le allegorie sul mito di Venere, la Nascita di Venere , la Primavera o Regno di Venere , Marte e Venere (Londra, National Gallery) il dipinto con Minerva e il Centauro agli Uffizi. La mitologia veniva spesso ad assumere nelle corti italiane non solo un ruolo culturale ma anche celebrativo del Principe e della sua corte.

A Luca Signorelli era stato commissionato nel 1490 un dipinto oggi andato perduto che rappresentava il Regno di Pan e riproponeva in termini allegorici proprio l'atmosfera arcadica della corte medicea nella villa di Careggi, dove un intellettuale gioco di parole riconduce il dio Pan attraverso il suo significato etimologico pan tutto, al cosmo, come indiretta celebrazione di Cosimo de' Medici.

Il mito in termini stagionali ma anche celebrativi è presente anche nel fregio di Poggio a Caiano, la villa progettata da Giuliano da Sangallo e decorata dalla cerchia di Luca della Robbia ed in particolare da Bertoldo di Giovanni entro il 1491, con temi legati al ciclo cosmogonico della creazione, all'età dell'oro, del bronzo e del ferro e dunque alla ciclicità temporale e stagionale funzionale alla collocazione del fregio sulla facciata di una villa di campagna ma anche alla celebrazione del principato di Lorenzo che, come recita il suo motto «Les temps reviens», è destinato a rinnovarsi ciclicamente.

Le tristi vicende che hanno caratterizzato la Signoria fiorentina dopo la morte di Lorenzo nel 1492, dalla repubblica del Savonarola alla fuoriuscita dei Medici da Firenze, hanno lasciato la città priva per qualche anno di testimonianze culturali legate alla corte, mentre i più quotati artisti fiorentini venivano chiamati a Roma dove, in nome della renovatio urbis, si andavano aprendo numerosi cantieri non solo per la costruzione e il restauro di edifici, ma anche per grandi imprese decorative. Già alla metà del Quattrocento Beato Angelico era stato invitato per la decorazione della Cappella Niccolina; sotto il pontificato di Sisto IV é la volta della Cappella Sistina, dove una schiera di artisti fiorentini e umbri, da Botticellia Piero di Cosimo, da Cosimo Rosselli a Peruginohanno decorato le pareti della cappella pontificia con storie in parallelo dell'Antico e del Nuovo Testamento.

La violenta critica di Girolamo Savonarola agli antichi miti si pone dunque agli antipodi della tendenza umanistica della cultura di fine secolo. I poeti antichi, come Omero, Virgilio, Ovidio, vengono condannati: in particolare le Metamorfosi con le storie degli dei e delle loro vicende amorose inficiate di erotismo, sono considerate immorali. Ad esse si contrappone l'Antiovidianus, opera probabilmente di un anonimo francescano milanese, che si esortava a leggere nelle scuole al posto delle immonde favole di Ovidio.

Quando nel 1497 fu stampata a Venezia la prima edizione in volgare delle Metamorfosila critica e il biasimo del Patriarca della città si appuntò soprattutto contro le illustrazioni che venivano reputate indecenti e dunque spesso censurate.

Il rigorismo antiumanistico di Savonarola, sebbene rimasto isolato alle soglie del Cinquecento, quando l'esplosione della mitologia travolgerà le esigenze dei seguaci del monaco, già condannato al rogo nel 1498, si riconoscerà nella seconda metà del Cinquecento nelle tendenze ostili alla poesia classica da parte della Controriforma.

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