La sovranità del papato era estesa nel Quattrocento, oltre che alle grandi corti come quella del regno delle due Sicilie, alle signorie dei Montefeltro a Urbino, dei Malatesta a Rimini e dei Gonzaga a Mantova.
Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini, Fano e Senigallia fu la tipica figura del signore italiano del Rinascimento, uomo colto, protettore delle arti, committente di importanti opere di fortificazioni e di difesa, ma anche di opere legate alla pietà religiosa e alla sua celebrazione come il tempio Malatestiano , architettura insigne di Leon Battista Alberti, un monumento classico piuttosto encomiastico e celebrativo, come rivelano esplicitamente le iscrizioni sulle due lastre marmoree poste sulle fiancate laterali che religioso.
All'interno una complessa decorazione a rilievo, opera di Agostino di Duccio e della sua bottega, riveste i pilastri delle sei cappelle lungo la navata della chiesa di San Francesco egregiamente restaurata "all'antica" da Matteo de' Pasti su progetto dell'architetto fiorentino. Il programma iconografico della decorazione a rilievo di immagini vibranti dai panneggi mossi è informato alla tradizione enciclopedica e annovera apocalittiche figure di Profeti e Sibille, immagini di Virtù insieme a putti danzanti, a sensuali Muse accompagnate da splendide Arti Liberali e carri astrologici con la sequenza delle divinità planetarie.
Ma la politica spregiudicata del Malatesta che lo portò a partecipare alle guerre d'Italia fra il 1433 e il 1463, alleandosi ora con l'una ora con l'altra signoria ed attirandosi odi e vendette da parte degli Sforza di Milano, di Federico da Montefeltro, di Alfonso d'Aragona e dello stesso pontefice Pio II, determinò la perdita di tutti i suoi territori eccetto Rimini che alla sua morte nel 1463 passò allo Stato della Chiesa.
Anche le vicende di Federico da Montefeltro furono complesse e spesso macchiate di sangue. Il suo ruolo di condottiero e di principe illuminato viene visualizzato negli splendidi ritratti dei maestri fiamminghi e di Piero della Francesca . Figlio illegittimo, salito al potere dopo l'uccisione del fratello Oddantonio, Federico venne insignito nel 1474 dell'ordine della giarrettiera e dell'ermellino. La corte di Urbino, dove passarono le menti più illuminate della cultura del tempo da Leon Battista Alberti a Piero della Francesca a Raffaello a Bramante, a Baldassarre Castiglione, divenne il modello di corte ideale.
La prevalenza della cultura scientifica da una parte e la sopravvivenza della tradizione medievale nei temi enciclopedici e sapienziali dello studiolo e delle tarsie nelle porte del Palazzo Ducale ha determinato una quasi totale assenza di decorazioni mitologiche ad Urbino. Oltre alla presenza di putti nelle decorazioni del camino marmoreo della sala degli angeli il mito fa la sua comparsa nell'appartamento di Battista Sforza, moglie di Federico, dove le figure mitologiche di Ercole e Jole sono rappresentate nelle due sculture che affiancano il camino marmoreo.
Infine nel tempietto cosiddetto delle Muse la serie completa delle nove Muse è accompagnata da Apollo con la sua immancabile lira. I dipinti a figura intera attribuiti a Giovanni Santi, il padre di Raffaello, si conservano alla Galleria Corsini di Firenze e sono molto vicine alla serie di miniature dallo stesso soggetto contenute in quel codicetto miniato di Ludovico Lazzarelli, (Urb.Lat. 771; Biblioteca Apostolica Vaticana), già dedicato a Borso d'Este e solo successivamente a Federico, dove le Muse e le divinità planetarie, rappresentate in serie sequenziali, in realtà si corrispondono secondo una struttura armonica di derivazione platonica che informava la cultura di fine Quattrocento. Le iconografie delle Muse e delle divinità planetarie sono derivate a loro volta dai Tarocchi cosiddetti del Mantegna, una serie di incisioni in due diverse redazioni connotate con la lettera Eed S che comprendevano insieme alle Muse e ai Pianeti la serie dedicata all'età della vita e alle condizioni umane, alle Virtù e alle Arti Liberali nel rispetto della tradizione enciclopedica.
Ma poco distante da Urbino ancora le divinità mitologiche stanno a festeggiare sui carri addobbati Camilla d'Aragona che si unisce in matrimonio con Costanzo Sforza, fratello di Battista, moglie di Federico da Montefeltro, nel 1475 in occasione di quella sfarzosa cerimonia nuziale che viene descritta ed illustrata nel codice Urbinate latino 899 dedicato alle Nozze fra i due augusti signori alla presenza anche del duca di Urbino.

