Canzoniere, CXIV
Con l'Africa, poema epico in esametri latini che canta le glorie di Scipione l'Africano, il vincitore della seconda guerra punica, Petrarca intendeva presentarsi come "il nuovo Ennio", «Ennius alter» (II, 443), consegnando il proprio nome all'immortalità. Il poema si compone di nove libri, e in tale stato si offre al lettore palesemente incompleto - il piano dell'opera doveva indubbiamente comprendere, seguendo il canone dell'Eneide, dodici libri -, ragion per cui per tutta la vita l'autore si rifiutò di pubblicarlo. La maggior parte dei manoscritti conservatici derivano dall'edizione postuma che curò l'umanista istriano Pier Paolo Vergerio fra il 1395 e il 1396. Ecco una sintesi del contenuto del poema.
Libri I-II
: Dopo la tradizionale invocazione alle Muse, il poeta chiede aiuto a Cristo e dedica l'opera al re Roberto d'Angiò. Seguono una breve spiegazione delle cause delle guerre puniche e la presentazione di Scipione, il protagonista dell'opera. Egli è riuscito a espellere i Cartaginesi dalla Spagna. In sogno gli appare il padre Publio, morto combattendo proprio in Spagna pochi anni prima, che lo conduce in cielo e gli mostra le ombre di una serie di illustri romani e la futura gloria imperiale con la successiva decadenza di Roma (dovuta al passare del tempo: «vincetur ab annis», "sarà vinta dagli anni": II, 301).Libri III-IV
: Scipione manda Lelio in Africa per negoziare un'alleanza con Siface, re di Numidia. Durante un banchetto nello splendido palazzo del re un cantore intona le lodi di eroi cartaginesi, da Ercole ad Annibale. Lelio risponde esaltando vari episodi della storia romana. Siface prega il suo ospite di narrare le gesta di Scipione. Il lettore viene così informato della prima campagna di Spagna. Il racconto viene interrotto da una lacuna nel testo, in cui presumibilmente avrebbero trovato posto lo sbarco dell'eroe e le sue prime vittorie in Africa.Libro V
- Massinissa, alleato dei Romani, conquista la città di Cirta in Numidia e lì si innamora di Sofonisba, figlia del generale cartaginese Asdrubale, e in quel momento moglie di Siface. Sposatosi con la ragazza, Massinissa le promette di non cederla ai romani come preda di guerra, ma poi, non potendo opporsi alle richieste di Scipione, si rassegna a offrire a Sofonisba del veleno pur di non vederla trascinata a Roma legata al carro dei vincitori. Sofonisba si suicida e muore predicendo a Scipione l'ingratitudine di Roma.Libro VI
- Scipione consola Massinissa. Intanto il senato cartaginese richiama in patria Annibale e suo fratello Magone. Annibale si imbarca a Crotone, mentre Magone, ferito in battaglia, muore nel Tirreno durante il viaggio verso Cartagine. Il suo spirito dall'alto osserva a uguale distanza le due città rivali.Libro VII
- Annibale sbarca in Africa e si incontra con Scipione per proporgli la pace, che Scipione rifiuta. In cielo Roma e Cartagine, nella figura di due matrone, compaiono davanti a Gioveper difendere ognuna la propria causa, ma è già deciso che Roma prevarrà, perché sarà in futuro il centro della nuova cultura e della vera religione. Ha inizio la battaglia di Zama, che Petrarca considera la più importante della Storia.Libro VIII
- Dopo la battaglia, gli alleati vincitori discutono su quale sia il miglior condottiero di tutti i tempi: fra Alessandro, Annibale e Scipioneè ovviamente quest'ultimo il prescelto. Cartagine si arrende e chiede la pace inviando un'ambasciata a Roma. Scipione ne stabilisce le condizioni e invita i Cartaginesi a rassegnarsi: la flotta punica arde sul mare, ed è come se "Cartagine stessa ardesse in quelle fiamme" («ipsa Carthago flammis arderet in illis», v. 1084).Libro IX
- Scipione ed Ennio discutono sulla natura della poesia. Il poeta racconta di aver visto in sogno Omero alla vigilia della battaglia di Zama che gli prediceva la vittoria romana. Dopo una nuova lacuna del testo, Petrarca narra il ritorno di Scipione a Roma. Il poema si conclude con un lamento per la morte di re Roberto.
