Di ritorno da Roma, il poeta si fermò a Parma, ospite di Azzo da Correggio, a cui era da tempo legato e che lo aveva accompagnato a Napoli da re Roberto. L'amicizia fra il signore di Parma e il Petrarca è testimoniata tra l'altro dalla rima extravagante 29, una canzone politica in cui celebra il recupero della città da parte di Azzo, e dall'avergli dedicato Petrarca anni dopo la prima raccolta del Canzoniere destinata alla divulgazione.
A Parma si trattenne otto mesi, fino al gennaio del 1342, passando l'estate a Selvapiana, dove un bel giorno, passeggiando, gli ritornò "alla vaga mente la sua vecchia Africa": «rediitque vage vetus Africa menti» (Epystole, II, 16, 53). Immediatamente torna a Parma; del tempo ivi trascorso una buona parte dovette dedicarla alla continuazione del poema. Nella città emiliana è raggiunto dalla notizia della morte di Giacomo Colonna, suo amico carissimo da tempo malato, per cui compone un'epistola consolatoria (Familiares IV, 12) indirizzata al cardinale Giovanni, fratello del defunto e suo protettore.
Nella primavera del 1342 era già di ritorno ad Avignone da dove scriveva a Clemente VI (asceso al soglio pontificio nei primi giorni di maggio e che gli aveva concesso un canonicato a Pisa di cui non prenderà mai possesso) la lunga ed eloquente Epystola II, 5, in cui Roma, per bocca del Petrarca, supplica il Papa di ritornare, associandosi così alle richieste in questo senso di un'ambasceria romana guidata da Cola di Rienzo. In quell'estate incominciò a ricevere lezioni di greco dal monaco calabrese Barlaam, conosciuto già nel 1339, mentre un evento che lo commosse in profondità fu l'anno seguente la conversione al monachesimo del fratello Gherardo, che entrava nella certosa di Montrieux.
Ma il 1342 è anche l'anno dell'allestimento della cosiddetta "prima silloge" delle sue rime volgari. Tale passo in avanti sulla strada di quello che sarà il Canzoniere si apriva con l'attuale sonetto 34 , Apollo, s'anchor vive il bel desio.
Nel frattempo si succedono le cattive notizie. Poco prima dell'estate, a Napoli muore Dionigi da Borgo San Sepolcro, a cui fa seguito agli inizi del 1343 la morte del re Roberto. Inviato dal papa in missione diplomatica a Napoli presso la regina Giovanna I (per cui deve interrompere la composizione degli appena iniziati Rerum memorandarum libri), nella capitale angioina stringe amicizia con Barbato da Sulmona, a cui concede di leggere e copiare l'episodio di Magone dell'Africa.
Torna a Parma e al lavorosulle Epystole, ma nel 1344 si trova coinvolto nei gravi episodi bellici scatenatisi con la vendita della città da Azzo da Correggio a Obizzo d'Este . L'accidentata fuga da Parma assediata dalle truppe dei Gonzaga e dei Visconti la sera del 13 febbraio 1345 gli procurerà ferite a un braccio e a una gamba e lo porterà a Verona, nella cui biblioteca capitolare lo attende una fondamentale lettura.

