Rinascimento
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Le epistole di Cicerone e le origini degli epistolari petrarcheschi
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Sulla soglia ormai dei quarant'anni, i propositi del Petrarca vanno mutando. «Conquistato ormai il riconoscimento pubblico alla sua professione insigne di antiquario, di moralista e di poeta... con la laurea in Campidoglio [...] e dopo aver goduto un libero soggiorno in Italia sotto il patrocinio di un signore amico [...] egli ha deciso di ottenere una vita indipendente, nutrita di benefici ecclesiastici, e di formarsi una dimora in Italia» (Billanovich 1996: 239). Si fa strada nell'animo del poeta un disagio, una sensazione di manchevolezza, un'insoddisfazione crescente verso gli orizzonti stessi della propria opera.

Certo, l'impegno filologico e antiquario non diminuisce, come provano la stesura tra 1343 e il 1344 dei Rerum memorandarum libri e il rinvenimento nella biblioteca della cattedrale di Verona nel 1345 delle epistole ciceroniane Ad Atticum, Ad Brutum, Ad Quintum fratrem, ma proprio questo episodio, con la carica di suggestioni intellettuali che produce, dimostra che le aspirazioni petrarchesche stanno evolvendosi. La scoperta, attraverso l'epistolario, di una dimensione diversa, più contraddittoria, più ambigua e problematica, della personalità di Cicerone, viene a inserirsi, e al tempo stesso ne è un lievito, nell'evoluzione sempre più marcatamente autobiografica, introspettiva, che l'attività letteraria e speculativa del Petrarca va assumendo: il ruolo giocato dalla lettura delle epistole ciceroniane non deve essere stato di poco conto nel progetto che il poeta concepisce in quegli anni di sistemare la propria corrispondenza in un insieme organico, come produzione a sé stante: di lì nasceranno le epistole Familiares, Seniles, Sine nomine. A riprova di questa volontà ordinatrice, sono sopravvissute un certo numero di lettere non comprese in alcuna raccolta epistolare, note sotto il nome di "varie" o "disperse".

Naturalmente, le lettere petrarchesche non hanno quasi nulla a che vedere con la corrispondenza eminentemente utilitaria che si usa ai nostri giorni. Poche volte il Petrarca scrisse per necessità pratiche una lettera poi ammessa nelle sue raccolte: anzi, si compiacque di trattare di politica, di religione, di letteratura con gli stessi propositi eruditi, morali o a volte polemici, che sono alla base del resto della sua produzione in prosa a partire da questo periodo. L'accenno biografico è appena un espediente strutturale per dare unità alla composizione, mentre il destinatario normalmente serve solo per evitare il monologo troppo dottorale. In questo senso le Familiares, e soprattutto le Seniles, sono spesso vere e proprie monografie su una materia determinata, che non raggiungono l'onore dell'indipendenza per la loro estensione relativamente limitata (limitata solo se messe a confronto con altri trattati dell'autore come Vita solitaria o De remediis).

Vanno quindi prese cum grano salis le affermazioni dello stesso Petrarca quando dice di essersi inclinato verso il modello epistolare ciceroniano, anziché verso quello di Seneca, proprio per rifuggire dalla lettera'trattato (Fam. I, 1, 32). In realtà siamo di fronte a una contaminatio fra le epistole Ad Lucilium senecane e le epistole di Cicerone. L'influenza di questi andrà avvertita pertanto non solo nel tono più intimo di alcune epistole, ma soprattutto nello stile generale della sua prosa latina, nella ricerca di un modello con cui rinnovare, guardando all'indietro, le forme di un genere letterario e di una lingua.

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