L'epidemia di peste del 1348, una delle più gravi forse e probabilmente la più famosa della storia europea, non risparmiò amici e conoscenti della cerchia di Petrarca. A fine maggio a Parma viene a sapere della morte di Ludovico di Beringen, l'amato "Socrate", seguita da quella del cardinale Giovanni Colonna, con cui si era ormai consumato il divorzio. Ma soprattutto, mentre il poeta si trovava a Verona, ad Avignone muore Laura, il 6 aprile 1348, un «dì sesto d'aprile» con cui egli nel Canzoniere farà coincidere simbolicamente la data del primo incontro ventuno anni prima . Più che un comprensibile doloreper la scomparsa della donna, Petrarca (sul cui amore reale per Laura è lecito a quest'altezza della sua vita nutrire dei dubbi) lesse l'evento come la fine di un ciclo, di un'esperienza umana tradotta in versi, di una tappa della propria esistenza. Sui margini del suo Virgilio ambrosiano, il poeta appose una nota obituaria, a ricordo del luttuoso avvenimento . In una lettera capitale, la prima del suo epistolario, il poeta scriverà «le nostre antiche speranze sono sepolte con gli amici. È il 1348 che ci ha reso poveri e soli» (Familiares I 1, 1).
Frutto indubbiamente della pesante atmosfera provocata nelle coscienze dalla peste, i Psalmi penitentiales vanno considerati, al pari del De vita solitaria e del De otio, la cifra di quella "crisi religiosa" che Petrarca viveva già da qualche anno.
I Psalmi di Petrarca sono sette brevi preghiere in prosa ritmica ispirati ai sette salmi biblici detti per l'appunto "penitenziali" (6, 31, 37, 50, 101, 129, 142) perché associati tradizionalmente al sacramento della penitenza e alla liturgia quaresimale. Benché Petrarca racconti al certosino Sacramor de Pommier - a cui indirizzò i componimenti - di averli composti di getto in un sol giorno (Seniles I, 1), è evidente che la sua riflessione sulla poesia biblica risale perlomeno all'epoca della composizione della prima egloga del Bucolicum carmen (1347), in cui il personaggio di Monicus/Gherardo prende le difese dei salmi davidici. Per l'appunto un breve accenno contenuto nell'egloga («Experiar, si fata volent», "ci proverò, se il fato lo concederà", v.110) sembra indicare la volontà del poeta di saggiare il terreno della poesia sacra.
Ma come nelle opere in prosa di tema religioso l'intenzione ascetica incontrava l'ostacolo di una adesione del tutto "esterna" alla vita monastica, nella pur sentita ricreazione dei Psalmi Petrarca persegue l'obiettivo dell'aemulatio, in un nuovo esperimento poetico dai risultati interessanti. «Il Petrarca non varcherà mai la soglia del convento, ma pur di lontano unirà la sua voce a quella dei fratelli salmodianti, confessando [...] i propri errori e [...] cimentandosi in gara poetica con Davide» (Martellotti 1983: 264).
Tramandatici in numerosi codici conservati in biblioteche di tutta Europa, i Psalmi penitentiales sono spesso accompagnati nei manoscritti da altre preghiere in latino attribuite anch'esse a Petrarca dalle rubriche (l'Oratio quotidiana, le Orationes contra tempestates, le Orationes ad patrem, ad Filium, ad Spiritum Sanctum, ad Trinitatem) la cui circolazione creò la base di curiose leggende agiografiche raccolte dopo la morte del poeta da Filippo Villani e Giannozzo Manetti.

