Si comprende che le tematiche del Canzoniere siano fondamentalmente, anche se non esclusivamente, di tipo amoroso. La "storia d'amore", dalla data dell'innamoramento nel famoso «dì sesto d'aprile» del 1327 sino alla morte di Laura e alla fase della rievocazione , è certamente il filo conduttore, lo schermo metaforico sul quale si proietta un'intera concezione della morale e della vita stessa. Più che una donna in carne e ossa, Laura rappresenta un intero sistema ideologico: è metafora de l'aura, cioè di un mondo di passioni, aspirazioni, tormenti che lottano nell'animo del soggetto; è il lauro, vale a dire il desiderio di gloria letteraria, la spinta nobilitante verso le mete più alte. Laura è anche il motore del dissidio dell'amante, la sofferenza derivante dalla coscienza del vuoto, della vanità, dell'errore prodotto dall'amore indirizzato alla creatura piuttosto che al Creatore. È un significante che rimanda a una molteplicità di significati che trascendono non solo la persona in sé, ma anche la tematica amorosa.
E infatti, tutti i grandi temi della lirica romanza, dai provenzali agli stilnovisti, compaiono nel Canzoniere riunificati e dotati del nuovo significato conferito loro dall'essere inseriti all'interno della parabola esemplare dell' "io": l'assenza, il tormento, soprattutto la morte che getta la sua ombra particolarmente sull'intera seconda parte del testo . Ma non solo. Se il Canzoniere è la ricostruzione a posteriori di una vicenda biografica e psicologica, interiore ed esteriore, allora vi troveranno posto tutti gli aspetti e le inquietudini della personalità dell'autore: il desiderio di gloria (il «lauro»), le spinte alla sensualità, la nostalgia della sua terra (l'«aura») intimamente connessa al sentimento di "alienazione", distacco (il «peregrinus»), l'evocazione della natura (il «locus amoenus», l'«aurora»), una natura che in ogni parte riflette le vestigia dell'amata, il senso, presentissimo in Petrarca, del trascorrere inesorabile del tempo, registrato nella rievocazione degli "anniversari" dell'innamoramento, ma anche nel riconoscimento della virtù eternatrice della poesia, capace di annullare nel canto la morte. Un posto importante è riservato all'amicizia, con la rievocazione dei sodali scomparsi come Sennuccio del Bene o l'invio di un dono all'amico Colonna.
Non possono mancare, in un libro che vive nella rievocazione di un mondo di affetti e di ideali, i testi di taglio politico. Preponderante, o quasi esclusiva, è a questo proposito la presenza della famiglia dei suoi antichi protettori, i Colonna. Salvo la famosa e bellissima canzone 128, Italia mia , tutti gli altri componimenti di questo tipo sono ispirati alla famiglia romana, a volte con prese di posizione anche violente: i componimenti per la crociata (27 e 28), la canzone "romana", Spirto gentil (53) , il sonetto 103, Vinse Hanibàl, et non seppe usar poi, in cui Petrarca incita Stefano il giovane a sterminare i nemici Orsini, sino al pianto che accomuna Laura e il Cardinale nel sonetto 269, Rotta è l'alta colonna e l verde lauro. Eppure, come si ricorderà, da tempo era avvenuto il distacco dalla potente famiglia nobiliare, che peraltro, alle soglie degli anni Cinquanta era ormai dispersa: ciononostante «Petrarca non poteva tradire la fedeltà colonnese, semplicemente perché i Colonna, insieme a Laura, erano stati il pilastro di quella vita passata che col Canzoniere egli stava rivivendo» (Santagata 1992: 165). A parte vanno considerati gli sdegnati sonetti contro la curia avignonese, l'«avara Babilonia» (in particolare i sonetti 136-138, ma la figura della città corrotta si staglia con prepotenza nel libro, contrapposta alla serena tranquillità del rifugio campestre di Valchiusa, come, per esempio, nel sonetto 114 , De l'empia Babilonia ond'è fuggita / ogni vergogna).
In definitiva, domina i RVF la sapiente e dosata varietas dello stile, delle forme e dei temi, tutti concorrenti a ricreare nella e con la letteratura l'universo interiore del poeta.

