I Triumphi
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(Video 56.6 kbps) sono un poema didascalico-allegorico in terzine dantesche diviso in sei parti di diversa estensione, ciascuna raffigurante un "trionfo", da quello d'Amore a quello dell'Eternità. Diversamente dal Canzoniere, le vicende dell'elaborazione non sono state del tutto chiarite, a causa sia della scarsità di materiali autografi che delle oggettive difficoltà di ispirazione derivanti dalla struttura stessa del poema. L'opera ricevette le cure del Petrarca sino agli ultimi mesi della sua vita, ma ciononostante rimase incompiuta.
Testimonianza del travaglio compositivo sono i numerosi ripensamenti e rifacimenti consegnati al cosiddetto "codice degli abbozzi" (Vat. Lat. 3196), contenente una parte del Trionfo dell'Amore (Triumphus Cupidinis, III, 46-169) e il Trionfo dell'Eternità (Triumphus Eternitatis). Lo studio di questo manoscritto permette di situare, come date sicure, il 1356 come inizio della stesura e il 12 febbraio 1374 (data del Trimphus Eternitatis) come conclusione, anche se una serie di circostanze hanno indotto il Billanovich a situare una prima ispirazione negli anni 1351-52. Vediamone il contenuto:
I. Triumphus Cupidinis (quattro capitoli). Il poema comincia un fatidico 6 aprile di un anno imprecisato, dopo il 1337. Al poeta «vinto dal sonno» si presenta la visione del dio Amore su un carro trionfale, seguito da gran corteo di amanti celebri dell'antichità e del mondo contemporaneo. Un ignoto amico fa da guida all'autore rivelandogli l'identità di ciascun personaggio. Una fanciulla «pura assai più che candida colomba» (III, 90) appare d'improvviso: il poeta, catturato dall'amore per costei, si aggiunge alla schiera dei "vinti d'amore" e segue il carro sino a Cipro, dove Amore celebra il suo trionfo e rinchiude i prigionieri in un carcere.
II. Triumphus Pudicitie (un capitolo). Laura è, naturalmente, colei che ha aggiogato il Petrarca, ma lei non si lascia vincere dal dio: con l'aiuto di eroine famose per la loro castità, circondata da tutte le virtù, vince Amore, liberando i prigionieri e conducendo le spoglie al tempio di Venere Verticordia a Roma.
III. Triumphus Mortis (due capitoli). Quando Laura, vincitrice, fa ritorno in Provenza, le si fa incontro la Morte, nera e con una triste bandiera, e strappandole un crine dorato, la uccide senza causarle il minimo dolore. Ma Laura appare in sogno al poeta, rivelandogli la propria beatitudine e parlandogli del casto amore che provò per lui in vita.
IV. Triumphus Fame (tre capitoli). La Fama trionfa a sua volta sulla Morte, e splendida incede seguita da tre schiere di uomini illustri, due «per la spada» (condottieri, duci), una «per la penna» (scrittori, filosofi).
V. Triumphus Temporis (un capitolo). Il sole, simbolo del Tempo, invidioso della forza della Fama, accelera il suo corso nel cielo seminando l'oblio sulle glorie umane. Una voce proclama solenne il suo trionfo sulle vanità del mondo.
VI. Triumphus Eternitatis (un capitolo). Il poeta si allontana angosciato: in nulla di terreno può egli depositare la sua speranza. Ma la terra («la gran madre anticua»), scompare per lasciar posto a un mondo («novo, in etate immobile ed eterna») beato, sottratto alla tirannia del tempo: il mondo dell'Eternità, senza passato né futuro, il mondo dei buoni illuminato dalla presenza pervasiva di Dio. Qui, dopo la resurrezione della carne, il poeta potrà contemplare Laura e godere per sempre della sua bellezza.

