Informazioni
di Alessandro Angelini
con Sergio Castellitto, Gabriele Campanelli, Giorgio Colangeli, Anita Kravos, Augusto Fornari, Duccio Camerini, Pia Lanciotti
Cinema
Operaio specializzato d’un cantiere nautico, chiuso, diffidente, Mero trova la propria ragione di vita nel figlio Lorenzo: dotato d’un talento naturale per la boxe, il ragazzo mostra la stoffa del campione ed è a causa di ciò che il padre, a suo tempo pugile dilettante, lo allena duramente, quasi per avere anch’egli una tardiva rivincita. Isolati dal resto del mondo, i due sono le metà d’un sodalizio stretto, quasi ossessivo, tra il lavoro, la scuola, gli allenamenti, le serate trascorse con gli amici del cantiere. A minare tale equilibrio, esclusivo quanto precario, giunge in un primo momento la madre del giovane, l’albanese Denisa, che vuol tornare al proprio paese e portare il figliolo con sé; poi un esperto allenatore, che gradirebbe sostituire Mero nella gestione di Lorenzo; infine il rapporto di quest’ultimo con Ana, una fanciulla romena attraverso la quale scopre l’amore. E’ a questo punto che tra padre e figlio scoppia un litigio: fuggito, Lorenzo è vittima d’un grave incidente, che lo riduce in stato di morte cerebrale. Mero dà il proprio consenso per l’espianto del cuore; dopo giorni di disperazione, decide di mettersi sulle tracce di quel muscolo cardiaco, che adesso è fonte di vita per un’altra persona...
Al suo secondo titolo dopo “L’aria salata”, presentato con successo nel 2006 al Festival di Roma, Alessandro Angelini, classe 1971, firma ancora la storia del difficile coabitare tra un genitore e un figlio: lo fa, nuovamente, con una regia misurata, accorta, attenta a evitare sbavature e luoghi comuni. E’, quest’ onestà di fondo, la sua miglior caratteristica di cineasta: però, stavolta, ci pare che la deriva del consolatorio non sia del tutto evitata, segnatamente in una parte finale con evidenza messa lì al fine d’attutir l’impatto d’uno scioglimento narrativo virato al nero. Eccellente tratteggiatore di psicologie, Angelini carica il personaggio di Mero di troppe e contraddittorie istanze; il pur bravo Castellito, a suo agio per un’ora, risulta un po’ spaesato nel prosieguo della vicenda, che evita di strettissima misura le secche dell’edificante. Si tratta, in ogni caso, d’una prova positiva, che non rinnega e non arretra di fronte alle speranze suscitate da “L’aria salata”, e tuttavia non lascia interamente soddisfatti.
Francesco Troiano
Al suo secondo titolo dopo “L’aria salata”, presentato con successo nel 2006 al Festival di Roma, Alessandro Angelini, classe 1971, firma ancora la storia del difficile coabitare tra un genitore e un figlio: lo fa, nuovamente, con una regia misurata, accorta, attenta a evitare sbavature e luoghi comuni. E’, quest’ onestà di fondo, la sua miglior caratteristica di cineasta: però, stavolta, ci pare che la deriva del consolatorio non sia del tutto evitata, segnatamente in una parte finale con evidenza messa lì al fine d’attutir l’impatto d’uno scioglimento narrativo virato al nero. Eccellente tratteggiatore di psicologie, Angelini carica il personaggio di Mero di troppe e contraddittorie istanze; il pur bravo Castellito, a suo agio per un’ora, risulta un po’ spaesato nel prosieguo della vicenda, che evita di strettissima misura le secche dell’edificante. Si tratta, in ogni caso, d’una prova positiva, che non rinnega e non arretra di fronte alle speranze suscitate da “L’aria salata”, e tuttavia non lascia interamente soddisfatti.
Francesco Troiano
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