Arte
Arte Povera 2011: GAMeC, Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo - Teatro Margherita, Bari - Galleria nazionale d'arte moderna, Roma
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Luciano Fabro Buco, 1963 - 66 cristallo con bagno d'argento a specchio,vernice protettiva colorata; cavalletto in ferro e smalto, 105 x 80 cm , cavalletto 160 x 92x 72 cm Roma, Galleria Nazionale d?Arte Moderna. Su concessione del Ministero per i Ben
Informazioni
Bergamo, GAMeC, Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea
novembre 2011 - aprile 2012

Bari, Teatro Margherita
dal 15 dicembre 2011 all'11 marzo 2012

Roma, Galleria nazionale d'arte moderna
dal 21 dicembre 2011 al 4 marzo 2012
GAMeC, Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
Arte Povera in città
Si articola in due fasi, il progetto "Arte Povera in città" a Bergamo. A partire da metà novembre decine di manifesti d'artista grandi 70 x 70 affissi tra Bergamo Bassa e Bergamo con le immagini dei Magnifici Tredici preparano il terreno per la seconda fase dell'evento previsto per marzo nella  Città Alta. Alcuni dei luoghi più celebri di Bergamo Alta, per la loro particolare bellezza, importanza storica e posizione strategica nel tessuto urbano, da Porta San Giacomo e Porta sant'Agostino, alla Piazza Vecchia con la Torre Civica, ai chiostri, alle facciate dei palazzi ospiteranno lavori celebri - come le sequenze di Fibonacci di Mario Merz che troverebbero sulle torri un appoggio ideale - e nuovi pezzi, tutti di grandi dimensioni.

Teatro Margherita, Bari 
Arte Povera in Teatro 
La rassegna, allestita nello storico teatro sul lungomare di Bari, intende offrire una visione spettacolare del movimento che fin dalla sua creazione, con i riferimenti al teatro povero di Grotowski si è confrontato con lo spazio teatrale Ogni artista è rappresentato da un'opera che  si adatta  alle strutture ancora totalmente indefinite dell'ingresso e delle balconate, delle verande e delle scale  dello splendido edificio Art Nouveau, chiuso dal 1984. Nella grande cupola liberty trovano posto la spettacolare installazione di ferro, iuta e carbone di Jannis Kounellis, la canoa sibilante di Gilberto Zorio, una forma in movimento che prende energia dall'occupazione dello spazio, ma la ridà in forma di suono; l' "Albero di 10 metri" (1989) di Giuseppe Penone, evocativa  delle forze della natura; la gigantesca sfera di carta di giornali di Pistoletto, fatta sul luogo, che ci mette in relazione perturbante con lo spazio e col tempo, alludendo a fenomeni vivi e mutanti, del farsi. E ancora "Rideau" (1989) di Pier Paolo Calzolari, una tenda in piombo e rame alta più di 4 metri che, grazie a una struttura frigorifera, assume colori e forme diverse ghiacciandosi, riflessione sul senso della storia e delle mutazioni che provoca. C'è un blocco di granito sbozzato di Giovanni Anselmo, che rimanda a energie invisibili ma potenti come il peso e la forza di gravità. Poi opere di Boetti, Fabro, Marisa Merz, Emilio Prini. Infine sull'esotica facciata del teatro, l'immancabile serie di Fibonacci di Mario Merz, illuminata anche di notte, a simboleggiare la crescita e dunque la vita.

Galleria nazionale d'arte moderna, Roma
Arte povera alla GNAM 
Il tributo al movimento della Galleria nazionale d'arte moderna si inserisce all'interno del riordino delle collezioni permanenti e coinvolge tutto il museo, visibile non più cronologicamente ma per temi. In mostra tra gli altri: "Mimetico" di Alighiero Boetti, "Buco" di Luciano Fabro, "Ennesima" di Giulio Paolini, "Spoglia d'oro su spine d'acacia" di Giuseppe Penone, "I visitatori" di Michelangelo Pistoletto, Z-44 e un Senza titolo di Iannis Kounellis e ancora un lavoro Senza titolo di Gilberto Zorio.  Alla  figura di Pino Pascali, che con la Galleria nazionale d'arte moderna e la sua storica Soprintendente della Galleria li ebbe un rapporto privilegiato, la rassegna rende omaggio attraverso l'esposizione di 20 delle 27 opere in collezione. Estremamente significativo, il corpus pascaliano proposto in quest'occasione è sospeso fra la memoria dell'allestimento della prima retrospettiva che il Museo gli dedicò nel 1969, subito dopo la sua tragica morte, e quella dello studio che aveva lasciato così, opera su opera, e che i genitori vollero donare in toto alla Galleria, e comprende, tra l'altro, lavori celebri come "Labbra rosse" del 1964, "Torso di negra" (1964-65), "Botole ovvero lavori in corso" 1967, "Ricostruzione del dinosauro" 1966, "Cornice di fieno" 1967, "L'Arco di Ulisse" 1968.