Arte
Arte Povera 2011: MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo - Triennale di Milano - Museo MADRE
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Michelangelo Pistoletto Il fascio della tela, 1980 Tele dipinte e corda, cm 244 x ø 70 Collezione Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, Biella Foto: A. Lacirasella
Informazioni
Roma, MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo
dal 7 ottobre 2011 all'8 gennaio 2012
 
Milano, Triennale
dal 25 ottobre 2011 al 29 gennaio 2012

Napoli, Museo MADRE
dall'11 novembre 2011 al 20 febbraio 2012

MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma
Omaggio all’Arte Povera
Roma, che di quel movimento è stata teatro vivo fin dagli inizi nonché luogo di vita di molti suoi protagonisti, partecipa alla rassegna con le istituzioni che ospitano in collezione opere storiche del movimento, per l'occasione integrate da alcune nuove. L’”Omaggio all'Arte Povera” organizzato dal Maxxi di Roma offre una “visione interpretativa dello spazio da parte degli artisti, Penone, Kounellis e Zorio, che hanno prodotto un intervento in situ, relativo alle condizioni fluide dell' architettura ospitante, accettandola o rifiutandola, mettendosi all'interno o all'esterno di essa” Due grandi installazioni, di Jannis Kounellis (un “Senza titolo” del 1988 già esposto molte volte in giro per il mondo, in cui una serie di lastre di ferro avvitate fra loro si appoggiano l'una su l'altra verso sinistra, in forma trapezoidale dando un'idea di asimmetria che svanisce, lasciandoci in una sorta di mistero) e di Gilberto Zorio, che ha pensato un'opera per la piazza del Museo, visibile da tutti anche di notte (tubi d'acciaio, vetroresina e luce compongono una struttura futuribile che ricorda una canoa ribaltata, immobile ma che s'illumina e ronza, facendoci riandare all'estetica della macchina) dialogano con “Sculture di linfa” di Giuseppe Penone, l'installazione dall'odore di resina e cuoio progettata per il Padiglione italiano alla Biennale di Venezia del 2007, e ora esposta permanentemente al Maxxi.


Triennale di Milano 
Arte Povera 1967 - 2011
 
La rassegna alla  Triennale, promotrice della mostra insieme al Castello di Rivoli,  sfoggia un titolo dal taglio antologico, “Arte Povera 1967-2011”  proponendo una cinquantina di lavori suddivisi tra il piano terra, dove sono ordinate le produzioni storiche, dal 1967 al 1975, e il primo piano, in cui trovano spazio le spettacolari installazioni realizzate dal '75 a oggi. Lavori rappresentativi dei percorsi e delle ricerche dei singoli autori, come gli accostamenti e le reazioni tra qualità materiche di segno opposto di Giovanni Anselmo, le scritture e gli oggetti di Alighiero Boetti, gli assemblaggi di piombo e ghiaccio o di foglie di tabacco di Pier Paolo Calzolari, le strutture geometriche di Luciano Fabro, i carboni e le jute di Jannis Kounellis, gli igloo e i neon di Mario Merz, i materiali fragili di Marisa Merz, le icone e i riferimenti al mito del più concettuale Giulio Paolini, gli animali arcaici, come i dinosauri di Pino Pascali, i tronchi di Giuseppe Penone, gli specchi e gli stracci di Michelangelo Pistoletto, le fotografie e le costruzioni di Emilio Prini e le energie alchemiche e cosmiche di Gilberto Zorio.

Museo MADRE, Napoli 
Arte Povera più Azioni Povere 1968 
Nell'ottobre del 1968, pochi mesi dopo la mostra alla galleria de' Foscherari di Bologna, l'Arte Povera si diede convegno a sud, ad Amalfi, per “Arte Povera più Azioni povere”, negli spazi degli Antichi Arsenali. Lo spirito, l'energia, e in parte anche le opere di quella rassegna si ritrovano oggi nella mostra allestita tra le navate trecentesche della Chiesa di Santa Maria Donnaregina che del museo napoletano fa parte. Al Madre, d’altra parte, i protagonisti dell'Arte Povera sono di casa, presenti nelle sale permanenti con interventi diretti sui muri, sul soffitto e sul pavimento.
Fra i lavori esposti, una trentina in tutto, ci sono alcuni di quelli realizzati per la mostra del 1968, come il lenzuolo bianco “Direzione” di Giovanni Anselmo, solcato da una bussola che indica il Nord, o la celeberrima Italia rovesciata di Luciano Fabro.
I due pezzi più spettacolari sono gli interventi-citazione che Michelangelo Pistoletto e Jannis Kounellis hanno progettato per due luoghi speciali della chiesa. Pistoletto ripropone, riadattandola, l'installazione-performance del 1968: il “Monumento di stracci” che nel 1968 aveva accumulato intorno a un sepolcro degli Arsenali amalfitani, e che a Napoli trova posto invece sul monumento funebre di Maria d'Ungheria, progettato dallo scultore Tino di Camaino nel 1325.
Nel chiostro della chiesa, Kounellis dà vita  a “Margherita di fuoco”: rielaborazione di una tipica edicola votiva napoletana in cui la figura della vergine è sostituita dalla struttura di ferro a forma di fiore accesa da una fiamma.