Arte
Arturo Martini
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Arturo Martini, Ofelia, 1922, gesso, collezione privata
Informazioni
Roma, GNAM,Galleria d'Arte Moderna e Contemporaneadal 25 febbraio al 13 maggio 2007orari: martedì - domenica 10.00 - 20.00; giovedì 10.00 - 22.00;Lunedì chiusobiglietti: intero euro 8; ridotto euro 6informazioni: tel. 06/32298328
È stato un eccellente scultore, forse il più grande che l'Italia abbia avuto nel XX secolo, capace di esprimersi con pari efficacia nel legno e nella pietra, nella creta e nel bronzo. Ha conosciuto, nella scintillante Parigi della Belle Époque, la scultura di Maillol e la grafica dei "Nabis", esponendo (1912) al Salon d'Automne insieme a De Chirico, Boccioni, Modigliani e Gino Rossi. La sua prima "personale", allestita a Milano nel 1920, fu presentata da Carlo Carrà, pittore destinato ad influenzarlo nella direzione di una marcata essenzialità volumetrica e di una progressiva semplificazione nel modellato. Le sue riflessioni sull'arte scultorea, affidate alle pagine de "La scultura lingua morta" (1947), rimangono tra le più illuminate sul destino di questo antico mestiere, ma sua fama non è all'altezza di quella di molti artisti della sua generazione. Ciò sebbene le sue opere siano bene in vista e non passino di certo inosservate: la sua "Minerva" domina incontrastata il piazzale della Città universitaria romana, mentre a Milano spiccano i suoi decori al Palazzo di Giustizia, o - a ridosso del Duomo - i rilievi con cui ornò la facciata del Palazzo dell'Arengario. Eppure, il grande ed eclettico talento d'Arturo Martini (1889-1947) ha dovuto attendere quasi sessant'anni per essere pienamente riconosciuto e valorizzato, come attesta la mostra a lui dedicata, oltre un quarto di secolo dopo l'ultima grande esposizione allestita nel capoluogo lombardo, nelle sale del Palazzo Reale. Promossa dalla Fondazione Stelline di Milano, dalla Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, dalla Soprintendenza alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la rassegna propone un'approfondita analisi del percorso creativo dell'artista trevigiano, dai primi lavori a quelli più autonomi e maturi, fino ai fulgidi esempi degli ultimi anni. Le oltre cento opere esposte - di piccole e grandi dimensioni, e in molti casi inedite - selezionate da Claudia Gian Ferrari, Elena Pontiggia e Livia Velani, documentano la grandezza del loro autore, esemplificandone la versatilità - per lo più evidente nella sperimentazione d'ogni materiale possibile - ed i sempre ragguardevoli esiti raggiunti.A latere, un interessante itinerario cittadino che illustra i luoghi in cui sono collocate le opere monumentali dell'artista, comprese quelle meno note, ma frutto d'importanti commissioni pubbliche.