Informazioni
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Bernardo Bertolucci.
Sceneggiatura: Clare Peploe e Bernardo Bertolucci, sulla scorta del racconto di James Lasdun contenuto nell'omonimo volume pubblicato da Garzanti.
Fotografia: Fabio Cianchetti.
Montaggio: Jacopo Quadri.
Musiche: Alessio Vlad.
Scenografia: Gianni Silvestri.
PERSONAGGI E INTERPRETI
Thandie Newton: Shandurai
David Thewliss: Mr. Kinsky
Claudio Santamaria: Agostino
Shandurai è una giovane africana, studentessa di medicina a Roma, che lavora in cambio di vitto ed alloggio come colf di mr. Kinsky, un pianista inglese schivo e solitario. Lei ha lasciato un paese dominato dalla dittatura ed un coniuge in carcere per motivi politici; lui si è trasferito a Roma avendo ereditato da una zia una casa su due piani collegati da una scala climacomorfa, affacciata sulla scalinata di Trinità dei Monti.
Il musicista s'innamora disperatamente ed inopinatamente della ragazza, le dice che farà qualunque cosa per esserne riamato; lei lo respinge, provocatoriamente gli chiede allora di far uscire il marito di galera.
L'uomo non risponde, ma poco alla volta la casa va svuotandosi dei suoi preziosi arredi, compreso il pianoforte strumento di lavoro; alla fine, la libertà del recluso è conquistata, fors'anche l'amore della ragazza, pur se il finale resta aperto.
Girato per la tv anche se viene distribuito nelle sale, "L'assedio" è il film più bello diretto da Bernardo Bertolucci da molti anni a questa parte: preferibile, nella sua dimensione concentrata ed intimista, ai kolossal dal Nostro prediletti negli ultimi lustri come al pur riuscito "Io ballo da sola", talvolta afflitto da dialoghi e sviluppi narrativi improbabili.
Concentrato, elegante, intenso, il racconto procede per immagini raramente contagiate dal peso della parola, così ritrovando quella capacità di suggerire allo spettatore propria del film muto: assieme al potere di fascinazione del musical, percorsa la pellicola com'è dal Mozart - Grieg - Beethoven del compositore in contrasto con Papa Wemba - Salif Keita dell'inquilina, due mondi che non comunicano a scorno della contiguità fisica.
Il regista esclude interpretazioni di secondo livello, istanze terzomondiste o letture politiche: gli crediamo, ché la storia d'amore qui inscenata è tra le più belle che ci sia stato dato di vedere al cinema.
Gli sguardi, i volti, lo stupore e la tenerezza, il dolore che incalza e la speranza che acqueta: il tutto sospeso fra due interrogativi senza risposta, un punto di domanda su un foglio di carta da musica, una porta che non si sa se verrà aperta o meno. Solo una frase, forse, ad abbozzare una spiegazione: "Coloro che cercheranno di salvare la propria vita la perderanno, chi la donerà sarà salvato".