Cinema
Il cuore grande delle ragazze - Intervista a Micaela Ramazzotti
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Micaela Ramazzotti
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Conosceva il cinema di Pupi Avati prima di lavorare con lui?
Adoro i film di Pupi. "Storie di ragazzi e di ragazze", "Una gita scolastica", "Fratelli e sorelle", li ho visti mille volte, prima al cinema, poi in cassetta o in dvd. E più di recente, "La seconda notte di nozze" è un film che mi è rimasto nel cuore. E poi "Il cuore altrove" o "Il papà di Giovanna". Pupi è uno dei grandi romanzieri del nostro cinema, un poeta spiritoso e amaro, ma anche tenerissimo e sentimentale. Recitare in un suo film è stato come andare ad abitare dentro un monumento, che avevo molto ammirato e anche studiato.

Com’ è nata la sua partecipazione al film di Avati?
Ho conosciuto i fratelli Avati 15 anni fa. Nel 1996 Antonio Avati mi pescò dal nulla, affidandomi un minuscolo ruolo in un piccolo film realizzato dalla DueA (la loro casa di produzione ndr), seguito poco dopo da una comparsata ne ”La via degli Angeli” Avevo diciassette anni. Nello scorso dicembre è arrivata la telefonata tanto attesa: un ruolo da protagonista. Per me è stata la realizzazione di un sogno. Pupi non mi ha dato subito il copione, prima mi ha raccontato la storia a voce, col suo vocione da burbero bolognese, e mi ha subito incantato.

Uno dei grandi talenti di Pupi Avati  è quello di saper dirigere gli attori, scoprendo in loro nuove corde interpretative. Come ha trovato la verità del suo personaggio?
Francesca, il mio personaggio è una ragazza, ostinata, imbronciata, litigiosa, credulona e anche molto romantica, visto che tenta il suicidio per amore. Provo per lei una grande ammirazione, mi piace il suo abbandonarsi all’amore. Per interpretare Francesca mi sono affidata a questo guru bolognese che scrive copioni come se fossero romanzi e ogni mattina ti regala scene che ha inventato la notte precedente.

In questo film in particolare Avati ha raccontato le donne con una grande sensibilità…
Sì. Il film è dedicato alle donne che in quegli anni (Trenta ndr) avevano un cuore enorme e un’incredibile capacità di sopportare e perdonare gli uomini. Il loro era un vero talento. Capivano le debolezze e sapevano passare sopra le infedeltà, cosa che difficilmente le donne di oggi  accetterebbero. 

Com' è stata l’esperienza sul set?
Pupi ha creato un clima di festa familiare, una favola a lieto fine. Eravamo un gruppo di sciagurati, un po’grotteschi e un po’ clowneschi, guidati nella campagna dal nostro guru con la barba. Non mi sono mai divertita tanto, mi sono sentita libera anche di sfidare il ridicolo esagerando il dialetto romanesco.

Il suo personaggio fa ridere e insieme commuove. Fa pensare ad alcuni ruoli interpretati da Monica Vitti. Si è forse ispirata a lei?
Mi sono fatta guidare dal sentimento di Pupi. Non ho mai conosciuto Monica Vitti, ma riguardando le opere del passato, succede di assorbire qualcosa. Sento di volerle un gran bene e le faccio tanti auguri.