Musica
Fleurs 2
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di Franco Battiato
Edizioni Universal
Franco Battiato prosegue sulla sua personale strada di ricerca per un’originale fusione tra musica colta e musica popolare, tra tradizione italica e suoni di culture lontane (sia nello spazio che nel tempo). Il “pop da camera”del cantautore catanese si caratterizza per l’eleganza e la leggiadria delle composizioni che sono il vero marchio di fabbrica della sua intera produzione discografica.
A quasi dieci anni dalla fortunata prima antologia Fleurs (1999) il cantautore catanese recupera il secondo capitolo con Fleurs 2, momentaneamente tralasciato con la pubblicazione del terzo nel 2002. L’artista sceglie brani dotati di grande ispirazione, reintepretandoli alla sua maniera, con collaborazioni illustri a impreziosire il tutto. Si tratta di canzoni in italiano, francese e inglese, capaci di risvegliare negli ascoltatori più maturi ricordi seppelliti nelle pieghe della memoria ma anche di avvicinare i più giovani alle melodie di un’epoca che per la musica leggera è stata decisamente aurea.
L’album è aperto dal singolo estratto, un inedito dal titolo (tratto da una frase di La Fontaine) Tutto l’universo obbedisce all’amore cantato con la concittadina Carmen Consoli; un pezzo nel classico stile di Battiato: con il testo firmato dal filosofo Manlio Sgalambro (con cui l’artista catanese ha stretto un proficuo sodalizio artistico che dura ormai da anni) e le aperture orchestrali che ornano e danno profondità al brano.
Era d’estate, rilettura dolente e composta del brano inciso da Sergio Endrigo nel 1963 per il suo album d’esordio, conclude, dopo Aria di neve e Te lo leggo negli occhi dei precedenti dischi l’omaggio al cantautore istriano scomparso tre anni orsono e troppo in fretta dimenticato. L’ascolto del disco segue le scelte eclettiche e mai banali del musicista siciliano in fatto di canzoni, e a testimonianza della sua apertura verso il mondo, ecco due brani come E più ti amo (da un successo del 1964 del cantautore francese Alain Barriére, intitolato originariamente Plus je t’entends) e It’s five o’clock degli Aphrodite’s Child di Demis Roussos, con la splendida voce cristallina della cantante iraniana Sepideh Raissadat che si intreccia, intensa e avvolgente, alla chitarra acustica. Episodio interessante e tra i più riusciti dell’intero album  è Del suo veloce volo: un brano che costituiva la facciata B di un singolo del giovane cantante inglese Anthony, intitolato Frankenstein, a cui Battiato ha riscritto completamente il testo in italiano. Anthony, scoperto nel 2000 dal David Tibet, personalità della musica sperimentale britannica che rimase folgorato dall’ascolto di un suo demo, duetta con il cantautore siciliano con alcuni vocalizzi e cantando una frase in italiano.  L’esprit della migliore canzone d’autore francese, per cui Battiato non ha mai nascosto la sua passione (memorabile la sua interpretazione di J’entends siffler le train di Richard Anthony in Fleurs), rivive nel pezzo di Gilbert Becaud Et maintenant, è il brano francese che ha avuto il più grande successo anche nel mondo anglosassone, con la versione intitolata What now my love, interpretata negli anni da artisti del calibro di Frank Sinatra, Elvis Presley, Sonny & Cher. Con la giovane cantante jazz Anne Ducros è invece il duetto di (Sittin’ on) the dock of the bay, un classico di Otis Redding inciso dal soulman di Dawson nel 1968 appena prima della sua scomparsa in un tragico incidente aereo.
Ma ecco che si torna ad atmosfere più rarefatte: con Il Carmelo di Echt, un pezzo scritto per Giuni Russo dall’ex monaco Juri Camisasca, già collaboratore di Battiato (che cantò la sua Nomadi nel 1987) l’album raggiunge una delle sue vette più alte. I versi raccontano infatti la tragica storia di Edith Stein, mistica cattolica di origine ebraica, prelevata dai nazisti in un convento olandese e deportata ad Auschwitz dove poi trovò la morte. E con lo stesso Camisasca, autore de La musica muore, Battiato duetta nella traccia numero undici, brano colmo di nostalgia per gli anni della grande avventura della musica popolare.
Completano la title-track il classico del duo americano Simon & Garfunkel Bridge over troubled water, dal loro omonimo ultimo album del 1970, e ancora un emozionante duetto con la Raissadat, per uno dei più grandi successi di Dalida, Il venait d’avoir 18 ans. In chiusura, l’interpretazione de L’addio, che il cantautore siciliano aveva scritto per Giuni Russo nel 1981, suona come un toccante omaggio all’amica scomparsa nel 2004.