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Alberto Bevilacqua - Romanzi
Informazioni
di Alberto Bevilacqua
Mondadori,
pp.1680,
€ 55
Giunge alfine per Alberto Bevilacqua, scrittore italiano tra i più conosciuti al mondo, l'assunzione al rango di "classico": in un imponente volume dei "Meridiani" dedicato ai suoi "Romanzi" (Mondadori, pp.1680, € 55), compaiono sette "narrazioni" (così egli preferisce chiamarle) che abbracciano un arco temporale di quasi mezzo secolo, da "Una città in amore" (1962) fino alla stesura definitiva de "La polvere sull'erba" (2008). Introdotto e curato in modo esemplare da Alberto Bertoni, il volume offre un ritratto attento e minuzioso d'un narratore atipico, da taluni lettori eccelsi ritenuto poco più d'un fucinatore di best-seller, da talaltri - Giovanni Getto, Stefano D'Arrigo, Giorgio Caproni per far nomi - invece seguito con attenzione e rispetto. D'altra parte, fu un letterato del valore di Leonardo Sciascia a intuir in lui, ventenne, la futura "nevrosi di un ritorno in cui la memoria non trasceglie, non trasfigura, ma assume atrocemente tutto ciò che ritrova". Per tornare al volume, vi troviamo quale nucleo centrale i quattro romanzi degli anni '60, che diedero connotati definitivi al profilo dell'autore parmense: si va da "Una città in amore", dove la struttura corale e l'afflato anarchico, libertario vanno di pari passo col disegno affettuoso della natia Parma - che sarà costantemente teatro privilegiato degli scritti suoi - e con il mito dell'Oltretorrente, zona popolare, abitata da gente sincera e generosa; "La califfa" (1964), in cui il personaggio di Irene Corsini - tra i più belli e intensi della letteratura nostrana del '900, portato sul grande schermo nel '71 dal Bevilacqua medesimo - fa da catalizzatore per intense passioni, politiche e amorose; "Questa specie d'amore" (1966; ancora realizzato da lui pel cinema, nel '72), nel quale l'argomento della crisi di una coppia borghese - ma s'affaccia, nel ritratto del padre del protagonista, la figura mitica di Guido Picelli, caduto coi rossi in terra di Spagna - viene trattato con sottile capacità d'analisi psicologica; "L'occhio del gatto" (1968), sessantottesco oltre che nell'epoca nella forma, uno stile indiretto libero per certo debitore ai coevi interessi cinematografici del nostro quanto ai modi del nouveau roman. Completano dipoi il quadro "Una scandalosa giovinezza" (1978), con al centro Zelia Grossi, una "slandra" che è l'opposta polarità della Califfa, pur se come lei mossa da un innato anticonformismo ed una sensualità forte, a presagio d'una tragedia che si compirà, puntuale; "I sensi incantati" (1991), lavoro in cui coincidono come mai prima con tale evidenza l'io narrante e la figura biografica di chi scrive, caratterizzato inoltre da figure quali Tano "l'uomo che vola" e la sensitiva Miriam; infine, quel "La polvere sull'erba" (1955), sua prova d'esordio che - per interessamento di Sciascia - vede la luce, dapprima solo in forma di poemetti, ad andamento narrativo, di preparazione al testo. Tanta prudenza era dettata dall'argomento (la sanguinosa resa dei conti avvenuta tra '46 e '47 nel triangolo del delta di Po e nel cosiddetto "triangolo della morte" per mano partigiana): oggi il testo, che mai cede ad istanze revisionistiche della storia ufficiale, appare per stile e contenuti tra i più pregnanti, intensi nel percorso dell'autore.

Francesco Troiano