Informazioni
di Andrea Bocelli
Edizioni: Universal
Musica
Sempre in bilico. A mezz'aria in quell'inesplorata "terra di nessuno" al confine tra il sacro ed il profano percorsa solo, prima di lui, dal tenorissimo Luciano Pavarotti. Fin dal 1993, anno dei suoi primi passi nel mondo musicale con la partecipazione a Sanremo, coadiuvata da Caterina Caselli, suo pigmalione e presidente dell'etichetta italiana Sugar, il pop e la lirica si sono alternate nelle corde vocali del tenore toscano. Con sempre identico, incontrastabile successo.
Anche agli albori della sua vita musicale d'altronde, e lo scopriamo dalle note biografiche, il tenore di Lajatico era stato costretto da esigenze economiche a piegare la sua passione per la Bohème in canzoni leggere da eseguire la notte nei piano bar. Una doppia scuola, quindi, che lo ha portato a cimentarsi nel corso della sua carriera con entrambi i generi, rendendoli incredibilmente popolari. Ed è proprio questo, spiega lui stesso, l'intento di questo suo ultimo lavoro, e di quelli precedenti dedicati ai grandi nomi della lirica: diffondere anche tra le giovani generazioni, o tra coloro che non vi si sono mai avvicinati, una musica dai più trascurata. Bocelli non poteva quindi farsi sfuggire la ghiotta occasione di festeggiare il centenario della morte di Giuseppe Verdi con una raccolta di arie tratte dalle sue opere più famose. Nel disco "Verdi" la sua versatile voce impersona di volta in volta una carrellata di grandi personaggi verdiani. Dal Duca di Mantova del Rigoletto ("La donna è mobile", "Ella mi fu rapita", "Possente amor mi chiama") al Manrico del trovatore ("Di quella pira", "A si ben mio"), dal Radames di Aida ("Se quel guerrier io fossi...", "Celeste Aida") fino all'Alfredo della Traviata ("De' miei bollenti spiriti", "Oh mio rimorso").
Coprotagonista di Bocelli in questa suggestiva operazione è di nuovo il Maestro Zubin Metha, direttore della Israel Philarmonic Orchestra, che ha diretto il tenore anche nella "Bohème". Non meraviglia dunque che cotanti nomi di eccezionale talento abbiano già ottenuto il disco d'oro in Italia, oltre ad aver conquistato le vette di Gran Bretagna, Australia e Stati Uniti, da subito accaniti amanti della calda voce di Bocelli.
Anche agli albori della sua vita musicale d'altronde, e lo scopriamo dalle note biografiche, il tenore di Lajatico era stato costretto da esigenze economiche a piegare la sua passione per la Bohème in canzoni leggere da eseguire la notte nei piano bar. Una doppia scuola, quindi, che lo ha portato a cimentarsi nel corso della sua carriera con entrambi i generi, rendendoli incredibilmente popolari. Ed è proprio questo, spiega lui stesso, l'intento di questo suo ultimo lavoro, e di quelli precedenti dedicati ai grandi nomi della lirica: diffondere anche tra le giovani generazioni, o tra coloro che non vi si sono mai avvicinati, una musica dai più trascurata. Bocelli non poteva quindi farsi sfuggire la ghiotta occasione di festeggiare il centenario della morte di Giuseppe Verdi con una raccolta di arie tratte dalle sue opere più famose. Nel disco "Verdi" la sua versatile voce impersona di volta in volta una carrellata di grandi personaggi verdiani. Dal Duca di Mantova del Rigoletto ("La donna è mobile", "Ella mi fu rapita", "Possente amor mi chiama") al Manrico del trovatore ("Di quella pira", "A si ben mio"), dal Radames di Aida ("Se quel guerrier io fossi...", "Celeste Aida") fino all'Alfredo della Traviata ("De' miei bollenti spiriti", "Oh mio rimorso").
Coprotagonista di Bocelli in questa suggestiva operazione è di nuovo il Maestro Zubin Metha, direttore della Israel Philarmonic Orchestra, che ha diretto il tenore anche nella "Bohème". Non meraviglia dunque che cotanti nomi di eccezionale talento abbiano già ottenuto il disco d'oro in Italia, oltre ad aver conquistato le vette di Gran Bretagna, Australia e Stati Uniti, da subito accaniti amanti della calda voce di Bocelli.
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