Musica
Sogno di Andrea Bocelli
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Andrea Bocelli
Informazioni
Edizioni: Universal
La rivincita della melodia italiana - a molti anni di distanza dai fasti di Enrico Caruso, di Beniamino Gigli e di Tito Schipa, e a latere del "mito" incrollabile di Luciano Pavarotti - sembra voler passare oggi attraverso Andrea Bocelli, un tenore toscano quarantenne, entrato solo nel 1993 nel mondo della canzone, ma divenuto in pochi anni una vera popstar. Incide e si esibisce con i grandi (Pavarotti, Bryan Adams, Whitney Houston e Celine Dion); dopo il Madison Square Garden di New York, il Tour delle Americhe, il gala alla National Italian American Foundation di Washington e il duetto di Natale con Celine Dion, le due Americhe lo hanno portato in trionfo; i suoi dischi figurano fra i più venduti in assoluto, e tutto questo grazie ad una splendida voce d'"altri tempi", che gli consente di interpretare con disinvoltura arie d'opera e canzoni. Dunque è rinato un antico sogno italiano, quello della romanza, e fa tutt'uno con l'ascesa di un artista che solo sei o sette anni fa cantava nei piano bar della Toscana, e adesso ha al suo attivo qualcosa come 23 milioni di dischi venduti nel mondo, e un numero infinito di premi, nomination per l'Oscar compresa. Non è un caso quindi che il suo nuovo album, presentato alla stampa a Roma solo pochi giorni fa, già sia primo in hit parade in Europa e quarto negli USA. Non è nemmeno un caso che si intitoli "Sogno". Il sogno continua, e anche la presentazione del disco non poteva non avvenire in una cornice adeguata. Lo scenario era quello del palazzo Doria Pamphili, una dimora patrizia romana che si snoda tra scalinate, cortili, pinacoteche e corridoi di favola. Lì, a evidenziare l'amore degli stranieri per Andrea Bocelli, nel salone barocco mozzafiato, c'era gran ressa di fotografi, cameramen e inviati di tutto il mondo, inchiodati davanti alle immagini del video promozionale con Celine Dion che affermava: "Se Dio avesse una voce, sarebbe molto simile a quella di Andrea Bocelli". Quasi un'apoteosi, insomma, per un artista che tra pochi giorni in Arizona riprenderà un tour che lo porterà a San Francisco, San Diego, Seattle e Los Angeles, in spazi da 20.000 posti. Ma lui, nonostante tutto, quando parla di sé e del proprio futuro ci va ancora con i piedi di piombo. "A quarant'anni" dice, "uno non si lascia incantare troppo dallo show business. Sa che può finire tutto da un momento all'altro." E dimostra di possedere anche il dono della sintesi, quando, parlando del nuovo album, dice: "Se "Romanza" era la ricerca di una soluzione, "Sogno" è proprio la soluzione che cercavo." Sintetico, ma chiarissimo. In effetti c'è molto nei 14 brani che compongono "Sogno". C'è Napoli, tanta melodia e tanta orchestra, un vero "trionfo" di sapori nostrani, una "summa" dell'arte italica della melodia in proiezione pop moderno. L'impresa era insidiosa e affascinante, ma alla sua realizzazione ha lavorato un talento eclettico come Mauro Malavasi, che è un po' l'eminenza grigia della musica pop italiana degli ultimi vent'anni ("disco" e canzone d'autore compresi), e vi hanno contribuito autori di prim'ordine: da Ennio Morricone (due canzoni) ad Enzo Gragnaniello, che ha scritto la canzone interpretata in duetto con Dulce Pontes ("'O mare e tu") e a Sartori e Quarantotto che, dopo "Con te partirò", propongono "Canto della terra", che sarà il primo singolo a fare il giro del mondo, mentre per l'Italia è stata scelta la canzone "Sogno", scritta da Beppe Vessicchio e Peppe Servillo, leader degli Avion Travel. Si aggiungano, al respiro classicheggiante che attraversa tutto il disco, le voci di Celine Dion (che interpreta con lui "The prayer", la canzone da Oscar) e quella di Eros Ramazzotti (in "Nel cuore lei"), e si può facilmente riconoscere che l'obiettivo in quattro mesi in studio è stato ampiamente raggiunto. Gianfranco Baldazzi