Informazioni
di David Bruni
Lindau
2006
pp. 207, ill.
euro 16,00
Harvard Diary
Nella ricorrenza del centenario della nascita di Rossellini non poteva mancare una rilettura di Roma città aperta, uscito nel 1945 e ancor oggi uno dei film italiani più noti all'estero - e il più studiato nelle università americane. Pubblicato in una collana (l'"Universale Film" della Lindau) che ormai conta una cinquantina di monografie dedicate ad altrettanti capolavori del cinema, il libro di Bruni fornisce tutte le informazioni necessarie per apprezzare con maggior competenza la pellicola che costituì l'atto ufficiale di nascita del neorealismo. Ne ho riguardato il DVD dopo aver letto il libro, e l'abilità di Rossellini mi è apparsa ancora più evidente. Per esempio nel conferire verosimiglianza al racconto senza ostentazione, per mezzo di una fitta rete di assonanze interne, anticipazioni e ritorni, spesso su base binaria (le due vedute panoramiche di Roma, in apertura e chiusura; le due telefonate di Marina; le due maledizioni contro i tedeschi; ecc.), o grazie all'uso in certe scene di una macchina da presa a mano, a richiamare subliminalmente le forme del reportage. Oppure nel sollecitare il pubblico ad assumere un ruolo attivo, di testimone, attraverso soggettive (le inquadrature che mostrano il punto di vista di un personaggio) senza soggetto, ossia non attribuibili ad alcun personaggio: giustamente Bruni sostiene che è lì che nasce il cinema moderno, "con l'invito a sperimentare una modalità di visione dagli effetti non predeterminati, una visione che comporta la necessità di mettersi in gioco sul piano individuale". Da segnalare anche un grosso volume di Roncoroni, ampiamente illustrato, e non solo con fotogrammi del film (uno per ogni inquadratura, a fianco della sceneggiatura originale e di quella desunta, riportate a fronte) ma anche con riproduzioni di documenti - il dattiloscritto del soggetto (intitolato "Storie di ieri"), i contratti per la produzione, i registri delle spese. Nel saggio introduttivo Roncoroni analizza con attenzione una questione molto interessante: l'evoluzione della sceneggiatura, e in particolare la graduale correzione di alcuni episodi, sia nel senso di un maggiore rigore documentario (l'uccisione di Pina da parte di un tedesco invece che di un fascista, come avvenuto in effetti per Teresa Gullace) che di un allontanamento dalla realtà storica (il colpo di grazia a don Pietro, sparato da un ufficiale tedesco mentre nel caso di don Giuseppe Morosini era stato un sottoufficiale italiano), ma come si vede sempre nella direzione di uno spostamento delle colpe dai fascisti ai nazisti. Del resto è anche per questo che Roma città aperta è un monumento dell'identità italiana e della riconciliazione nazionale: perché aveva saputo diventare "l'espressione più alta di un processo di deresponsabilizzazione e di autoassoluzione dalle tragiche vicende di quegli anni finali del fascismo che tutti gli italiani avevano voluto operare nella loro coscienza e nella loro memoria".
Giudizio:
Riferimenti:
- Stefano Roncoroni, La storia di Roma città aperta, Le Mani, 2006, pp. 480, ill., euro 38,00.
Giudizio:

Riferimenti:
- Stefano Roncoroni, La storia di Roma città aperta, Le Mani, 2006, pp. 480, ill., euro 38,00.
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