Harvard Diary
Public Intimacy: Architecture and the Visual Arts
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Public Intimacy: Architecture and the Visual Arts di Giuliana Bruno, copertina
Informazioni
di Giuliana Bruno
MIT Press
2007
pp. 239, ill.
dollari 22,95

Incontri con l'autore
Martedì 12 febbraio 2008 alle ore 18.00 Giuliana Bruno presenterà il suo libro a Harvard nell'ambito del De Bosis Colloquium in Italian Studies (Boylston Hall 403).
Venticinque anni dopo la pubblicazione postuma del grande zibaldone di Benjamin, i "Passages" di Parigi, il tema, o meglio, la categoria culturale della mobilità, del leggere le cose non nella loro fissità, nella loro ontologia, bensì nell'inevitabile relazionalità che deriva dal loro far parte di un percorso spazio-temporale, sta conquistando il centro del dibattito critico (oltre ai volumi italiani segnalati sotto si ricordi la rivista inglese Mobilities). Anche i musei, un tempo monumenti alla staticità della cultura e della tradizione, stanno diventando (o forse tornando a essere) degli archivi instabili e mutevoli di una memoria anch'essa in continua trasformazione, anarchica, "anti-egemonica". In questo senso, spiega Giuliana Bruno (napoletana, professoressa di Visual and Environmental Studies qui a Harvard), il museo e il cinema si assomigliano: sono spazi in cui si naviga il tempo, viaggi all'interno di una stanza, atlanti dell'immaginazione che amplificano e rivelano "the fabric of this fabrication", il tessuto dei paradigmi su cui fondiamo la nostra conoscenza e percezione. Gran parte della teoria critica novecentesca partiva da un assunto opposto: e cioè che compito dell'arte fosse restituirci la "visione" delle cose, estraniandole dal flusso indistinto della quotidianità, dal montaliano scialo di triti fatti che la vita moderna avrebbe imposto; provocando lo shock che generasse una presa di coscienza - come se la coscienza, psicologica o politica, fosse qualcosa di assoluto, di preesistente, un'autenticità da recuperare strappandole il velo delle abitudini. Proseguendo una riflessione iniziata nel suo Atlante delle emozioni, Bruno ci mostra invece la stretta connessione ("tattile") delle abitudini con l'abitare e con l'abito (il vestito): "occupare uno spazio vuol dire indossarlo", e consumarlo, modificarlo, con l'uso. Public Intimacy, è un libro ricco e incalzante, in cui si passa istantaneamente da un'analisi dell'installazione, di pochi anni fa, di Jane e Louise Wilson al Baltic Centre for Contemporary Art ai documentari di neuropatologia girati al principio del '900 da uno psichiatra italiano, Camillo Negro; dal cinema di Rebecca Horn e Tsai Ming-liang alla scoperta rinascimentale e barocca dell'anatomia. Le idee e le intuizioni si accavallano, in qualche modo senza mai risolversi interamente - stile del resto perfettamente coerente con la tesi che intende dimostrare. Ma siamo ben al di là delle nebulose provocazioni del movimento lettrista, di concetti velleitari come quello di deriva psicogeografica. Bruno è estremamente rigorosa, per esempio, nel connotare in senso sessuale, di "gender", qualsiasi pratica e ideologia, incluso il vagabondare: una strada, una mostra, un film sono diversi se a percorrerli è una donna - interessantissimo il capitolo "Fashions of living", sullo spazio domestico e la trasformazione della "donna di casa" in "casa", analizzata in una pellicola del '36, Craig's Wife, di Dorothy Arzner. "Una politica del tempo vuol dire: dare spazio al tempo", è la sua conclusione. A ribadire che occorre, oggi più che mai, rivendicare la dimensione pubblica del privato, riconoscere il bisogno della gente di fare del sé un'occasione di incontro invece che di esclusione: contro i tentativi di fondamentalisti e conservatori (è questo il senso profondo delle "culture wars" del nostro tempo) di neutralizzare il potenziale emancipatorio delle nuove tecnologie e del globalismo attraverso l'imposizione di un consumo intimo e individuale, non comunicabile e non condivisibile, di emozioni (il presente), memorie (il passato) e desideri (il futuro).

Giudizio: Giudizio: Quattro stelle

Riferimenti:

- Alessandro Aresu, Filosofia della navigazione, Bompiani, 2006, pp. 244, euro 8,00.
- Walter Benjamin, I «passages» di Parigi, Einaudi, 2007, 2 voll., pp. XXXVI-1203, euro 35,00.
- Giampaolo Nuvolati, Lo sguardo vagabondo. Il flâneur e la città da Baudelaire ai postmoderni, Il Mulino, 2006, pp. 167, euro 12,00.

Altri libri di Giuliana Bruno:

- Atlante delle emozioni. In viaggio tra arte, architettura e cinema, Bruno Mondadori, 2006, pp. 471, ill., euro 58,00.
- Rovine con vista. Alla ricerca del cinema perduto, di Elvira Notari, La Tartaruga, 1995, pp. 392, ill., euro 21,69.
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