di Andrea Camilleri Rizzoli 1999 Pagine 252 Euro 7,50
La nota posta in margine a "La mossa del cavallo", l'ultimo romanzo di Andrea Camilleri, cita la "Politica e mafia in Sicilia" del 1876, uno scritto di Leopoldo Franchetti sulla condizione socio-economica della Sicilia del secolo scorso. La "farsa tragica" di Camilleri vi si ispira molto liberamente, pur infarcendo l'episodio di uno spessore narrativo e di una rete di manipolazioni talmente attuali, da modificarne notevolmente il senso. L'ispettore capo Giovanni Bovara, siciliano di origine, ma vissuto a Genova fino all'etā adulta, deve risolvere un misterioso caso di omicidio di cui č stato testimone. Ma la legge dell'onore segue strade ben delineate e da unico testimone Bovara si trova ad essere il principale indiziato. La sua lingua madre, a lungo soffocata dietro i formalismi di un italiano imparato a forza e di un genovese che irrompe nel suo parlare nei momenti di maggiore intensitā emotiva, riemerge allora con tutta la sua forza. Il cavallo č l'unico pezzo degli scacchi in grado di battere tutti gli altri passando dalle caselle bianche a quelle nere e viceversa. La sola mossa possibile allora per un cavallo recalcitrante come Bovara č quella di recuperare linguisticamente e fisicamente le sue origini, attenersi alle regole degli altri pezzi della scacchiera e vincere la partita. Vincere su Vigāta, la cittā immaginaria che riempie con i suoi scarni fondali quasi tutti gli spazi delle opere dello scrittore (come quelle del commissario Montalbano ad esempio), sugli inganni e sulle ipocrisie, sulla mancanza di comunicazione che non dipende dalle particolaritā dialettali, ma da una lingua volutamente diversa in quanto lingua degli ammiccamenti e dei mezzi sorrisi, che qui si traduce nella contrapposizione fra siciliano e genovese, fra il gergo burocratico e quello della vita quotidiana. La Vigāta di fine Ottocento (il tempo narrato va dal 1° Settembre al 15 Ottobre del 1877), accoglie l'illegalitā e l'omertā insieme ai giochi di potere e ai soprusi del sistema iniquo che regola i rapporti fra gli esattori e i produttori. Il rancore e le nefandezze sessuali di uomini di Chiesa e donne dai "costumi facili", l'apparente lentezza mentale dei potenti, gli sguardi costantemente indagatori di persiane sapientemente accostate. Tutti elementi topici di una Sicilia inventata e reale, in cui la parabola mafiosa č avviata sin dalle prime pagine: intimidazione, ricatto, eliminazione.
Maurizio Imbriale
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