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C'era una volta in Sicilia
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Secondo dei due “Meridiani” dedicati all'opera di Andrea Camilleri, il volume 
(curato dal critico  Salvatore Silvano Nigro, che firma pure l'ottima introduzione) raccoglie i nove romanzi d'ispirazione storica e civile dell'autore, ambientati in Sicilia in un periodo - con l'eccezione de “La presa di Macallé”, che si svolge in epoca fascista -  compreso tra la fine del Seicento e l'Ottocento. Si tratta di “Un filo di fumo” (1980), “La strage dimenticata” (1984), “La stagione della caccia” (1992), “La bolla di componenda” (1993), “Il birraio di Preston” (1995), “La concessione del telefono” (1998), “La mossa del cavallo” (1999), “Il re di Girgenti” (2001), “La presa di Macallé” (2003). A detti lavori, disposti in ordine cronologico di pubblicazione, segue una sezione intitolata “Archivio”, nella quale trova posto il racconto “Ballata per Fofò La Matina” (1985) - quasi un abbozzo de “La stagione della caccia” - ed un dossier mai edito di finti documenti storici e bibliografici, destinati ad accompagnare il testo de “Il re di Girgenti”.
Il metodo seguito da Camilleri nell'approccio alla materia narrata è qui, più o meno, sempre lo stesso: prendendo spunto da avvenimenti reali di cui trova traccia in carte ed archivi siciliani del Settecento e dell'Ottocento, egli inscena vicende immaginarie ricche di suggestione. Costantemente in bilico tra comicità e tragedia, i personaggi al centro delle storie servono a farci meglio comprendere le condizioni sociali ed economiche del tempo ed ancor meglio la realtà, la cultura e le tradizioni dell'isola. Adoprando sovente - come, prima di lui, il suo illustre conterraneo Leonardo Sciascia - i meccanismi del giallo d'inchiesta, lo scrittore di Porto Empedocle si muove in un paesaggio dominato da squilibri e ingiustizie:  tra accadimenti delittuosi e intrighi, egli delinea un quadro di sopraffazioni da parte delle classi alte, servendosi del consueto - ed inimitabile - miscuglio di lingua e di dialetti. 
Dalla beffa ordita senza successo da un intero villaggio nei confronti dell'arricchito Totò Barbabianca in “Un filo di fumo” all'evocazione delle verità cadute nell'oblio - sul modello del  Manzoni della “Storia della Colonna infame” - nel vigoroso “La strage dimenticata”, dalla terribile vendetta di Fofò La Matina nei confronti della famiglia che lo umiliò da ragazzo ne “La stagione della caccia” alla movimentata prima teatrale nel teatro di Vigata del memorabile “Il birraio di Preston”, sino alla celebrazione della volontà del popolo ne “Il re di Girgenti” ed alla denuncia della “anormalità politica e morale di qualsivoglia dittatura” (S.S.Nigro) ne “La presa di Macallé”, il magistero di Camilleri si dispiega pieno e potente: ad indicare, se mai ve ne fosse bisogno, quanto egli sia degno di far parte a pieno titolo del pantheon degli scrittori trinacri.

Francesco Troiano