Arte
La campagna romana da Hackert a Balla
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Un'immagine tratta dalla mostra
Informazioni
Museo del Corso, Via del Corso 320, Roma
dal 22 novembre 2001 al 24 febbraio 2002
biglietto lire 15.000, ridotto 10.000
orari tutti giorni 10-20, lun. chiuso
telefono 066786209
Catalogo: Edizioni Studio Ottocento-Edizioni De Luca

Il Museo del Corso di Roma ospita una mostra completa dedicata alle rappresentazioni artistiche della Campagna romana. L'evento è quanto mai significativo, da una parte per la vastità iconografica che restituisce agli spettatori un mondo ancora esistente eppure sommerso nella memoria collettiva, dall'altra per il recupero di questa memoria attraverso una chiara e approfondita rilettura storico culturale. La mostra, curata da Pier Andrea De Rosa e Paolo Emilio Trastulli, ospita ben centotrentadue opere, provenienti da musei italiani e stranieri e documenta il ruolo fondamentale della Campagna Romana nella storia della pittura di paesaggio italiana ed europea a partire dall'ultimo quarto del Settecento fino agli inizi del Novecento. 
I confini di questa zona denominata genericamente Campagna Romana, sono da intendersi in un territorio che circonda la città che a nord si estende fino a Civitavecchia, il Soratte e la riva destra del Tevere, mentre a sud giunge fino a Terracina. I numerosi viaggiatori dell'epoca, pittori e letterati, che si trovavano a svolgere il così detto Gran Tour dell'Italia e delle sue bellezze storiche artistiche, descrissero di questi luoghi la solitudine e la desolata mistione di valli e colline con ruderi di un'antichità svanita ma ancora presente, abitate da animali selvatici e da pochi uomini.
Nel Seicento furono molti gli artisti a visitare questi luoghi e a riportarne nelle loro tele i colori e le atmosfere. Nicolas Poussin e Claude Gellèe furono tra i primi a ritrarre dal vero i paesaggi naturali, anche se è necessario attendere un secolo perché la pittura del paesaggio come analitica trascrizione della realtà venga canonizzata in seno al razionalismo illuminista. Fu lo scrittore Chateaubriand a lanciare una vera e propria moda, con la sua famosa missiva "Lettera sulla campagna romana" del 1804. Molti pittori colsero le suggestioni di questo scritto e si recarono sul posto, pronti a trascrivere dal vivo ciò che vedevano. Primo fra tutti Jakob-Philipp Hackert, con le sue opere di respiro magnifico e spettacolare, artista da cui questa mostra prende avvio. Eppure, il vero iniziatore della pittura "en plain air", che riuscì a cogliere tutte le implicazioni contenute nella lettera romantica di Chateaubriand, fu Jean-Baptiste Camille Corot, di cui si possono ammirare in mostra due opere. Suoi seguaci a Roma furono Nino Costa e Charles Coleman, che ritrasse la natura ostile delle Paludi Pontine e delle montagne Sublacensi. Intorno a Costa invece si sviluppò il sodalizio Arte Libertas, composto da artisti legati all'interesse per il paesaggio campestre romano. Il gruppo sfociò verso i primi del Novecento in una cerchia di pittori dediti all'illustrazione della Campagna Romana, che annoverò artisti come Enrico Coleman, Onorato Carlandi, Giuseppe Raggio, Filiberto Petiti, Duilio Cambellotti. Nel panorama novecentesco spicca su tutti gli altri, ultimo interprete originale, Giacomo Balla, che attraverso l'uso della luce e del colore ritrae la Campagna attigua alla città. Le suggestioni di questo passato recente offrono oggi un interessante spunto riflessivo sull'eccessiva antropizzazione del territorio degli ultimi anni che ha radicalmente modificato la fisionomia della Campagna Romana, facendo scomparire per sempre le immagini che questa mostra restituisce con grande bellezza.