Arte
Vincenzo Campi: scene del quotidiano
Segnala la pagina
Informazioni
Cremona, Museo Civico, Ala Ponzone
Fino al 18 marzo 2001. 
Catalogo edito da Skira.

Vincenzo Campi, pittore cremonese (ante 1536-1591), figlio d'arte – il padre Galeazzo è pittore, come i fratelli Giulio e Antonio – sino al 18 marzo vanta una mostra a lui dedicata nel Museo Civico di Cremona. Agli esordi della sua carriera Vincenzo dipinge opere sacre, in particolare pale d'altare. In seguito vira di tematica ed esegue opere a soggetto sociale, le cosiddette "scene di genere", consessi popolareschi dove la povera gente banchetta, o le fanciulle ostentano pietanze, che sono i quadri affrontati nella mostra. In qualche modo Vincenzo è precursore della Natura Morta, che nel secolo entrante – il 1600 – diviene, grazie soprattutto agli artisti fiamminghi, un tema in auge e dal profondo simbolismo. Mentre Vincenzo compone una Pittura popolata da grevi personaggi come "Il Mangiaricotta" (quadro che impressionò Pier Paolo Pasolini), "I pescivendoli", o "I Pollivendoli". Un genere pittorico che troverà un fedele seguace un ventennio dopo nel fiammingo Jan Steen e, con uno stile più elegante e raffinato, in Jan Vermeer van Delft, o nei ‘caravaggisti' di Utrecht (Baburen, Van Hontors etc.), ma che, al tempo stesso, deve molto anche a Peter Breughel. Vincenzo dunque, sia pure nel suo stile ruvido, è un pittore "moderno", prefigura un approccio alla composizione originale che il Passerott in Italia riprenderà in seguito. Non solo: Vincenzo tratta il Sacro con un'ironia, priva tuttavia di blasfemia. Ne è la prova il "San Martino", opera in cui l'iconografia canonica del santo – che normalmente nei quadri di devozione si leva il mantello per donarlo ad un indigente – viene rivisitata. Martino carica il cavallo di oggetti, risulta quasi goffo: Vincenzo condensa nel quadro l'ante-facto, si interessa al dettaglio apparentemente insignificante che gli consente di illustrare la realtà rurale a lui tanto affine. Vincenzo Campi dunque è un pittore naturalista, precursore della Pittura del ‘600. 
La mostra focalizza lo sguardo anche su artisti simili per tematiche come Francesco Bassano (con Jacopo, forse), autore di soggetti in cui famiglie vendemmiano o si occupano di attività campestri (e il terminale tematico saranno due secoli dopo Millet e Courbet), o Arcimboldo. I curatori vedono nelle scene di baldoria di Vincenzo anche sottili riferimenti erotici. Vero anche che Vincenzo cela dietro la facciata della scena di genere i piaceri della carne in un clima inquisitorio come quello del tardo Cinquecento. Ma è vero anche, che altri pittori esprimono le loro idee religiose poco ortodosse proprio in quadri religiosi, come Paolo Veronese o Rosso Fiorentino.