La Canzone d'Autore Italiana
Fred Buscaglione
Biografia di Fred Buscaglione
(Torino, 1921 - Roma, 1960)
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Nato a Torino il 23 novembre 1921 da famiglia appartenente alla piccola borghesia, Ferdinando Buscaglione in arte Fred mostra sin da piccino una palese predisposizione per la musica, che i genitori prontamente assecondano iscrivendolo appena undicenne al Conservatorio Giuseppe Verdi: alcuni anni più tardi cominciano le scritture delle orchestre, ed il giovane Fred muove i primi passi da violinista alla Joe Venuti, esibendosi nelle pause fra i ballabili e le canzoni partenopee. Il jazz è la sua passione ed il faro destinato a guidarlo, anche nella successiva produzione leggera. Per dir dei risultati da lui raggiunti nel genere, basti ricordare che, nella classifica dei migliori violinisti jazz europei dei primi anni del dopoguerra, il nome di Nando Buscaglione viene subito dopo quelli, celebri, di Stephane Grappelli e del già citato Joe Venuti. Tuttavia solo tempo dopo, terminata la serie di tournée all'estero con gli Asternovas, egli imbrocca la sua vena più fruttifera: con la complicità del vecchio amico Leo Chiosso, che gli confeziona testi croccanti e spiritosi, di coloritura hard boiled, il nostro mette su un delizioso teatrino di bulli&pupe e dà vita ad un universo canoro ispirato con ogni evidenza ai romanzi di Peter Cheyney, ai film di Eddie Constantine ed ai lavori del giallista Damon Runyon. Brani quali "Che bambola!" (1956), "Teresa non sparare" (1957), "Eri piccola così" (1958: di quest'ultima, diceva che "prima di una canzone è una story, l'articolo di una rivista americana specializzata in hot news, a cui noi aggiungiamo il paradosso togliendo il grottesco") ce lo presentano di volta in volta come Dave lo Sciccoso, Cielo Masterson, Nathan Detroit, improbabili gangster chicagoani o newyorkesi che rifanno il verso ai mille "duri" delle pellicole hollywoodiane, spietati coi nemici quanto sensibili al fascino femminile. Il successo è enorme, la pubblicità s'impossessa della sua immagine per una serie di spot, il cinema lo subissa di proposte: ma, proprio mentre è all'apice della parabola, la morte lo ghermisce all'alba d'una fredda giornata di febbraio del 1960, mandando la sua Thunderbird rosa a schiantarsi contro un camion in una strada del quartiere romano dei Parioli. Poco prima, forse col cuore gonfio d'amarezza per essersi separato dall'amata moglie Fatima, aveva scritto della disperazione lieve che abita le prime luci del mattino in una strofa di "Nel cielo dei bar", melodia fra le sue più struggenti: "Ci vediamo al fondo di un bicchiere / fino a quando l'alba in cielo tornerà / e nell'alba disperata / sarà triste rincasare / per attendere la notte / e poterti ritrovare / al fondo di un bicchiere / nel cielo dei bar ". 
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